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L’esercizio terapeutico conoscitivo, noto anche con la sigla E.T.C è una pratica terapeutica che non tutti gli operatori conoscono o riescono a eseguire. Il primo motivo è che essa necessita di professionisti che abbiano acquisito competenze molto approfondite; la seconda ragione è che essa viene applicata su pazienti a cui spetta un particolare quanto delicato percorso riabilitativo, da come potrai vedere fra poco.

A tale riguardo puoi riconoscere di essere difronte a una svolta: puoi scegliere di accontentarti di quanto fino ad ora appreso e proseguire nella carriera rimanendo ad un livello professionale “di staticità”. In alternativa puoi scegliere un posizionamento completamente diverso, in cui risulta evidente che il tuo livello professionale si eleva in maniera determinante, attraverso l’acquisizione d quelle competenze necessarie a gestire pazienti complessi o difficili, per la loro storia clinica e per gli obiettivi o le aspettative che vengono affidate nella tua figura professionale.

Se decidi di proseguire per questa seconda strada, allora sei nel posto giusto. Se la ricerca dell’eccellenza è da sempre una luce che ti guida nel percorso professionale, puoi continuare a puntarla. Trovi infatti in questo articolo le prime basi sull’argomento dell’esercizio terapeutico conoscitivo e su tutte le caratteristiche, le finalità, le tecniche che possono esserti utili. Potrai poi ulteriormente approfondire e specializzarti anche in questa tecnica metodica che offre numerose risorse.

Partiamo dunque, per iniziare la tua scoperta sull’esercizio terapeutico, dalla definizione di questa tecnica, in modo da chiarire in quale campo ci si muove.

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L’esercizio terapeutico: definizione e ambito applicativo di un metodo molto complesso

Innanzitutto quando l’esercizio terapeutico si definisce “metodo complesso” non si intende che la sua applicazione è complicata o di difficile esecuzione. Si intende, piuttosto, indicare la complessità relativa a pazienti con un particolare e delicato percorso clinico e per il quale il tuo ruolo assume grande enfasi e si carica di responsabilità.

L’esercizio terapeutico consiste nell’eseguire movimenti del corpo, dell’attività fisica e della postura del paziente, per diversi obiettivi:

  • Recuperare il benessere del paziente, riportandolo in buone condizioni di salute
  • Ripristinare o almeno migliorare sensibilmente alcune funzioni fisiche che potrebbero essere state compromesse
  • Rimediare a danni o traumi di natura diversa
  • Prevenire alcuni fattori di rischio del paziente potenzialmente soggetto a disfunzioni

Si potrebbero sintetizzare in questo modo le principali casistiche nelle quali l’esercizio terapeutico riveste una importanza tale da richiedere una grande professionalità.

Andando un po’ più nello specifico, l’esercizio terapeutico entra in campo quando hai pazienti che necessitano di un intervento durante la fase di riabilitazione a seguito di traumi, interventi chirurgici, tendinopatie o lesioni muscolari.

Dagli studi è emersa la grande potenzialità dell’esercizio terapeutico di ridurre il dolore, grazie alla sua capacità di riattivare il sistema inibitorio discendente, parte del sistema nervoso centrale.

Una branca terapeutica, dunque, mai uguale a sé stessa che più che altre va cucita addosso al paziente, personalizzata secondo le sue esigenze e tarata caso per caso. Non ti risulterà difficile di certo comprendere l’importanza di essere davvero all’altezza di tale compito, per poi poter metterlo in pratica.

Nell’esercizio del tuo lavoro ci si aspetta non solo la pianificazione del trattamento ma anche la verifica continua che l’intensità, la durata, la velocità e il recupero procedano come previsto e in alternativa approntare delle modifiche e adeguare la terapia rispetto alla risposta del paziente.

Nel mettere a punto il piano di trattamento, dovrai dunque analizzare minuziosamente la condizione del paziente non solo rispetto alle sue condizioni articolari o muscolari, ma anche tenendo conto dell’aspetto psicologico. La gestione di queste problematiche, farà la differenza sui risultati e i tempi di recupero del paziente.

L’esercizio terapeutico conoscitivo Perfetti e i suoi fondamenti

L’esercizio terapeutico conoscitivo è quindi da considerare un approccio neuro cognitivo che fu messo a punto negli anni ’70, da Carlo Perfetti, un neurofisiologo che ne dispose i fondamenti assieme al suo gruppo di collaboratori.

Ispirato agli studi di Anokhin e del neurofisiologo russo Lurija, Perfetti concentrò questa metodologia sull’aspetto della soggettività del paziente. Non considerato dunque un “asettico” caso clinico, ma studiando il paziente stesso nella sua individualità, sia come persona che tenendo conto del contesto da cui egli proviene.

L’obiettivo principale è appunto quello di aiutare il paziente nel riapprendimento, quando si presentino condizioni patologiche specifiche che lo limitano nella ordinaria esecuzione motoria. Inoltre l’esercizio terapeutico tiene conto degli esercizi utili a restituire al paziente i processi cognitivi compromessi, quali:

  • L’apprendimento
  • La memoria
  • L’attenzione

I primi studi condotti si soffermarono sulla mano e poi vennero estesi a tutto il corpo, permettendo a tale tecnica di definirsi con maggiore precisione.

L’esercizio terapeutico conoscitivo Perfetti consiste nello stimolare il paziente ad attivare degli schemi motori controllati che lo aiutino a recuperare alcune funzioni, almeno quando si tratta di danni reversibili.

Il paziente viene di fatto accompagnato in un percorso evolutivo attraverso comportamenti nuovi che attivano proprio i processi cognitivi legati alla volontà, alla percezione e alla memoria.

In che modo avviene il trattamento dei pazienti con l’esercizio terapeutico

Lo schema di approccio dell’esercizio terapeutico viene approntato in tre fasi che consistono nel:

Valutazioni continue in corso d’opera che ti aiutano a tarare i procedimenti più efficaci nel trattamento del paziente. Un monitoraggio costante necessario e che contribuisce al successo finale del tuo intervento di specialista.

In termini pratici come si svolge l’esercizio terapeutico e di quali aspetti tener conto

L’esercizio terapeutico deve tenere conto di diversi aspetti. Innanzitutto riveste un ruolo fondamentale l’ambiente terapeutico che deve poter essere in grado di accogliere il paziente e permettere una agevole esecuzione degli esercizi che gli saranno necessari.

  • Valutare il problema, definendo lo stato del paziente dal punto di vista fisiopatologico
  • Elaborare una ipotesi: ovvero approntare un piano specifico in base al paziente che punti alla risoluzione del problema
  • Check empirico: vale a dire la verifica che l’ipotesi sia confermata attraverso il metodo cognitivo della percezione delle afferenze

Questa prima fase viene indicata come settaggio dell’ambiente terapeutico ed è il primo requisito che dovrai soddisfare, soprattutto se si rendono necessari sussidi che rispondano allo scopo del trattamento.

A seguire viene messa a punto la modalità del trattamento che si articola in tre passaggi.

  • Il primo passaggio consta nel fare eseguire al paziente esercizi di primo grado ovvero in assenza di carico, chiedendo al paziente il rilasciamento muscolare, al fine di un riconoscimento della posizione dell’arto su cui il terapista sta lavorando. Questa fase si svolge con il paziente ad occhi chiusi per permettere l’attivazione delle sensorialità tattili e cinestetiche che afferiscono all’articolazione coinvolta nell’esercizio. L’obiettivo degli esercizi di primo grado è quello di favorire il recupero articolare e di risolvere la contrattura muscolare oltre che eliminare il dolore.
  • Nel corso del passaggio successivo si inizia con un carico minimo, richiedendo al paziente di iniziare a mettere in azione i muscoli interessati per facilitare il processo di adattamento dell’articolazione coinvolta.  In questa fase di esercizi di secondo grado, l’obiettivo è quello di favorire il corretto reclutamento muscolare, di recuperare il trofismo, di risolvere la contrattura muscolare.
  • L’ultimo passaggio dei tre, consiste nel trasferire il carico sull’arto inferiore nel corso di situazioni di movimento o di staticità. Si parla in questo caso di esercizio terapeutico conoscitivo arto inferiore. Per gli esercizi di terzo grado l’obiettivo prefisso è quello di risolvere il trofismo, ottenere il giusto reclutamento muscolare e inibire le compensazioni.

È molto frequente l’utilizzo di sussidi, che si stabiliscono in base alla zona del corpo da trattare e alle informazioni di cui disponi rispetto al paziente.

La definizione dei parametri nell’esercizio terapeutico conoscitivo

I parametri con i quali mettere in piedi una struttura affidabile ed efficace dell’esercizio terapeutico possono essere suddivisi in tre categorie:

  • L’intensità: è un parametro che ti aiuta a individuare quanta forza impegnare nell’esercizio e va stabilita anche in base alle unità da attivare
  • La temporalità: stabilisce lo schema per la contrazione delle unità motorie dei muscoli e i ritmi relativi che dovrai programmare, creando appunto il rapporto temporale
  • La spazialità: che va strutturata e gestita in base agli obiettivi che ti poni, alle forze da mettere in campo e alle caratteristiche specifiche del paziente.

Parametri che sono di grande rilevanza, se vuoi riuscire nello scopo di creare un piano riabilitativo completo e soddisfacente e che calzi perfettamente sul paziente su cui sei chiamato a intervenire.

È solo con una corretta connessione e equilibratura di tali parametri che puoi riuscire a raggiungere i risultati sperati e favorire il recupero riabilitativo del paziente, con lievi o gravi disfunzioni o alterazioni neuro motorie.

Come più volte ribadito, il tuo compito di terapista è fondamentale nell’identificazione degli esercizi che siano in grado di coinvolgere in maniera effettiva i processi relativi alla cognizione e che vadano a riattivare la memoria, l’apprendimento e l’attenzione del paziente. Fondamentale anche per analizzare i progressi del paziente ed effettuare i dovuti settaggi affinché, ad esempio, le muscolature coinvolte siano riattivate e non si metta in moto invece un meccanismo di compensazione.

Il trattamento punta a favorire la consapevolezza del paziente sulle sue capacità di gestire le nozioni apprese con la terapia per eseguire con correttezza movimenti e processi vari. Ad oggi ci sono alcuni corsi per fisioterapisti che insegnano proprio questi esercizi.

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