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Spesso, la voglia intrinseca di noi tutti professionisti sanitari di aggiornarci ed apprendere tecniche nuove da utilizzare con successo sui nostri pazienti, si scontra con la quantità innumerevole di corsi di varia natura che vengono offerti su tutto il territorio nazionale (come i corsi di terapia manuale a Roma, Milano, Bologna, in Veneto, ecc) e non (come ad esempio i corsi nel Ticino), e che, come rovescio della medaglia all’ampio spettro di possibilità offerteci, ci portano un po’ di confusione.

La domanda, quindi, sorge spontanea e mi è stata posta da diversi colleghi: quali sono i corsi più completi? Quali quelli con basi scientifiche ed empiriche (perché la pratica riveste un grande ruolo) più valida? Quali si potrebbero consigliare (Miofasciale, ortopedica, pediatrica, maitland, master, ecc…)?

Primo step, cosa vuoi fare vs cosa chiede il mercato

Questo forse è il primo bivio che si incontra quando si è in fase di scelta.

Meglio un corso che ci appassiona ma poco spendibile nel nostro territorio di lavoro oppure viceversa?

Beh, direi che la virtù è nel mezzo: è cosa buona e giusta fare un’analisi di mercato che ci faccia capire effettivamente cosa è richiesto nella città nella quale operiamo ma senza tralasciare ciò che effettivamente ci piace fare.

Trovare un compromesso ci permetterà di espandere il nostro bacino di utenza ed, al contempo, di offrire un servizio nel quale crediamo fermamente.

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Secondo step, cosa sai fare?

Piccola ma importante parentesi, cosa sappiamo fare di base?

Se siamo in una fase embrionale della nostra professione (come nel caso di neolaureati o di chi si sta approntando ad apire per la prima volta uno studio), mi sentirei di consigliare un corso che riesca a fornire più frecce possibili al nostro arco, in modo tale da avere una visione a 360° e poter accogliere un maggior numero di pazienti.

Se invece abbiamo già un bel bagaglio alle nostre spalle, possiamo permetterci di settorializzare sempre di più, scegliendo corsi specifici che riescano a potenziare le nostre skills.

Corsi di terapia manuale online o residenziali?

Qui c’è poco da dire.

Parlando di una professione pratica come quella del Fisioterapista, la manualità è fondamento base per la riuscita della terapia manuale e la manualità si acquisisce solo con il tempo e la pratica quotidiana, quindi a mio avviso non si acquisisce ne da un corso online ne da uno residenziale.

Sicuramente sia i corsi online che residenziali, se ben fatti, ci possono fornire ottime basi per poter poi fare pratica nel tempo, ma come in tutte le cose, entrambi presentano vantaggi e svantaggi.

Ergo, va bene seguire corsi online se ben fatti e soprattutto se fatti da chi ha dimostrato di avere successo con i pazienti ed eccellenti capacità comunicative, ma dobbiamo ricordarci sempre che studiare senza mettere in pratica, specialmente nella nostra professione, serve a poco.

Che cifra dobbiamo essere disposti a spendere per un corso di terapia manuale?

Premesso che dobbiamo cercare di stimare l’indotto che ci porterà quella metodica in modo tale da rapportarlo con il prezzo del corso e capire se è una spesa investimento o pura voglia di sapere, qui non ci possono essere dei range prestabiliti vista la grande eterogeneità dei corsi, sia in fatto di durata giornaliera, che di estensione temporale, che di numero di docenti od attrezzature utilizzabili.

Possiamo però informarci su tutte queste fattispecie, confrontare diversi corsi di diversi provider e tirare una linea.

Il confronto è sicuramente una buona arma nelle nostre mani, partendo dalle referenze dei docenti e dalle basi scientifiche del metodo.

Anche in questo caso, il marketing è spietato e pur di farci tirare fuori soldi, c’è chi pubblicizzerebbe anche il corso per far cessare la guerra nel Mondo.

Sta a noi informarci per non incorrere in perdite di tempo e di soldi.

Quale corso può permetterci di trattare un più ampio spettro di problematiche?

Ci sono diversi corsi che ci offrono un ragionamento ed un trattamento globali, evitando di concentrarsi esclusivamente sui sintomi.

Questo porterà ad una maggiore efficacia di valutazione e risoluzione delle patologie dei nostri pazienti, cosa che ci risparmierà continue recidive.

Tradotto, i pazienti ai quali proponiamo una soluzione e non un abbonamento annuale nel nostro studio, saranno più spronati a farci pubblicità.

Qualche esempio di corsi di terapia manuale per fisioterapisti che rispecchiano questo canone:

Corso di Miofasciale

Come dice il termine stesso, questa metodica si serve della terapia manuale applicata al trattamento delle densificazioni fasciali.

Queste ultime sono delle adesioni tra i vari strati delle fasce (profonda, interna e superificiale), che impediscono al tessuto connettivo denso di espletare al meglio i suoi ruoli, come ad esempio la trasmissione delle forze, l’attivazione dei fusi neuromuscolari, l’invio di stimoli al SNC, la gestione motoria periferica, ecc…

Tramite delle frizioni profonde in delle zone di ricerca, andremo a far sì che le fibre collagene ritrovino la loro elasticità e che vedano ripristinato il loro scorrimento fisiologico.

“Conditio sine qua non” è un’attenta anamnesi iniziale che ci permette di ricostruire la timeline dei compensi che si sono susseguiti nel tempo e che ci indirizza al trattamento delle strutture che hanno causato poi la sintomatologia, seppur in segmenti corporei differenti.

Corso di terapia manuale pediatrica

Qui ci troviamo in un territorio ibrido, infatti diverse metodiche sono applicabili all’età pediatrica ed al trattamento delle più frequenti disfunzioni che si palesano in quel range di età.

Per fare un esempio, la terapia miofasciale è adattabile al connettivo di pazienti tra 0 e 14 anni come lo sono quella osteopatica e molte altre terapie che possono fare a meno della partecipazione attiva del paziente.

Ci saranno ovviamente da tarare la manualità e l’attitudine con la quale ci poniamo nei confronti del paziente, oltre che, da un mio personale punto di vista, una buona dose di empatia da parte dell’operatore.

Terapia manuale del pavimento pelvico

Questo è uno dei casi in cui, a mio avviso, dobbiamo fare un’analisi più approfondita.

Partendo sempre dal presupposto che il nostro animus sia di riportare la metodica nel nostro studio e non unicamente a scopo didattico, dobbiamo valutare il contesto nel quale lavoriamo e quanti pazienti possono aver bisogno di quel dato servizio offerto da noi.

Appurato ciò, la riabilitazione del pavimento pelvico è una metodica che si prefigge l’obiettivo di trattare e risolvere tutte quelle problematiche (maschili e femminili) che affliggono il perineo, ovvero la parte tra il pube ed il coccige.

Dolori durante l’atto sessuale, incontinenza urinaria, dolore pelvico cronico, … sono alcune delle problematiche che possiamo risolvere specializzandoci in riabilitazione del pavimento pelvico.

L’iter riabilitativo consta di diversi step tra cui la presa di coscienza del paziente nei confronti della sua muscolatura pelvica, cicli di terapia manuale e degli esercizi ad hoc, il tutto per far sì che venga ripristinato un equilibrio fisiologico.

Questo tipo di riabilitazione richiede partecipazione attiva da parte del paziente ed un lavoro multidisciplinare.

Corso Maitland

Questo corso fornisce un eccellente bagaglio per tutto ciò che concerne un’attenta valutazione del sistema neuro-muscolo-scheletrico, fornendo strumenti basati sulle più recenti evidenze neurobiologiche e neurodinamiche.

Come dicevamo inizialmente, un corretto inquadramento della patologia del paziente ci fa già ritrovare oltre metà strada.

Da lì in poi, ovviamente, dovremo sapere e saper applicare la terapia manuale più consona per ogni caso.

E’ sicuramente un corso molto lungo, composto da 3 livelli di circa 15/20 giorni l’uno, e sicuramente a mio avviso non tra i più economici ed immediatamente spendibili.

Corso di terapia manuale osteopatica

In questo caso ci si apre un po’ un mondo fatto di tutto ed il contrario di tutto.

Ultimamente stiamo assistendo ad una transizione della figura dell’osteopata all’interno del panorama sanitario della prevenzione e quindi, collateralmente, ad una riforma dell’iter (o meglio, ad una creazione) da seguire per diventare effettivamente osteopati e per operare da tali.

Per questa ragione, al momento, avrebbe poco senso affidarsi a qualche corso, per di più di breve durata, di cui effettivamente non conosciamo la spendibilità e l’attendibilità che avrà da qui ad un po’ di tempo.

Entrando nello specifico della pratica, anche in questo caso, alla base del trattamento, c’è una valutazione globale della sintomatologia del paziente e della sua storia clinica.

Questo permette, a chi pratica questa disciplina, di attuare un approccio olistico con l’obiettivo di prevenire eventuali problematiche compensatorie.

Parlando della durata temporale dei corsi, come già detto, mi sento di sconsigliare iter particolarmente brevi visto che non si sta parlando di un metodo da apprendere, ma di una scuola di pensiero e di azione da fare propria, imparando poi vari approcci utilizzabili a seconda del caso clinico.

Corso terapia manuale ortopedica

La terapia manuale, a volte, però, è associata in maniera erronea a tutti i movimenti che vengono eseguiti con le mani.

È dunque necessario spiegare la collocazione di una disciplina specifica come la fisioterapia, che persegue i principi di fisiopatologia della medicina tradizionale e, in particolar modo della terapia manuale ortopedica.

Questa tipologia di terapia manuale non ha mai avuto una definizione sintetica e decisa sino al momento in cui l’IFOMPT, The International Federation of Orthopaedic Manipulative Physical Therapists, cercò di definire questa pratica nel 2004, arrivando alla conclusione che:

La terapia manuale Ortopedica o OMT è una specializzazione della fisioterapia che si pone l’obiettivo di trattare le patologie nell’ambito neuro-muscolo-scheletriche.

Questa terapia è basata sul ragionamento clinico e utilizza, all’interno dei trattamenti altamente specifici, tecniche manuali ed esercizi terapeutici. 

Questa terapia, inoltre, comprende prove di efficacia clinica disponibili sia dall’esperienza scientifica che dalla struttura biopsicosociale di ogni singolo paziente”.

Ed i master di Terapia Manuale?

I master, solitamente universitari ma possono anche non esserlo, hanno il ruolo di formare professionisti altamente specializzati in determinate branche.

Quelli universitari, prevedono il conseguimento di un determinato numero di cfu (crediti formativi universitari) in un arco temporale minimo di un anno.

Per l’iscrizione ad un Master di primo livello è richiesta necessariamente una laurea triennale, per quelli di secondo livello una magistrale.

A livello di insegnamento, differiscono dai corsi per diversi aspetti tra cui la trasversalità dell’insegnamento.

Mi spiego meglio, se nell’affrontare un corso veniamo a conoscenza di quella precisa metodica, con il master ci viene data una visione generale di più metodi, un po’ come se ci trovassimo in Università con i diversi insegnamenti.

Un altro punto a favore, ammesso che stiamo cercando lavoro od uno scatto di ruolo, è l’attenzione che viene posta alla formazione post universitaria da parte del settore pubblico.

Nel caso infatti di concorsi, in linea di massima i Master possono avere un loro peso per quanto riguarda le graduatorie.

Il lato “negativo” è che, se cerchiamo una metodica da imparare e da poter applicare in poco tempo per, ad esempio, aprire il nostro studio o per riuscire a mettere in piedi una collaborazione con un’altra figura (magari medica) specifica in un arco temporale ristretto, nel caso di un Master dovremo aspettare almeno un anno e se ci riferiamo ad avere subito risultati positivi con i pazienti, potrebbe comunque non essere la strada migliore da intraprendere.

Autore: Dr. Luca Bertelli – Fisioterapista

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