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Meno conosciuta della classica fisioterapia, la fisioterapia respiratoria è considerata oggi un valido strumento di supporto riabilitativo in pazienti affetti da patologie croniche dell’apparato respiratorio. L’applicazione della riabilitazione respiratoria richiede fisioterapisti specializzati: le patologie con cui si ha a che fare sono spesso invalidanti e i pazienti possono essere molto deboli. È necessario formarsi adeguatamente per poter portare il massimo giovamento a questi pazienti senza causare danni.

Link articolo scientifico https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28790292

Fisioterapia respiratoria: i pazienti adatti

Andando a lavorare sull’apparato respiratorio, il perseguimento della riabilitazione respiratoria dev’essere attentamente valutato con un’equipe medica e multidisciplinare.

Con l’aumento dell’aspettativa di vita, una grossa fascia della popolazione si trova in età avanzata e spesso parallelamente si riscontrano condizioni di comorbilità e patologie croniche. La fisioterapia respiratoria può portare un grosso impatto positivo in alcune condizioni patologiche. Vediamo meglio quali sono i pazienti candidabili a questo tipo di approccio fisioterapico e gli aspetti salienti delle patologie.

Le principali patologie per cui si può intervenire con la fisioterapia pneumologica sono:

  • BPCO – BroncoPneumopatia Cronico Ostruttiva. Insieme di varie patologie che interessano le vie aeree superiori. Ne sono esempi l’asma, la bronchite cronica, la bronchiolite.
  • Fibrosi cistica – malattia genetica rara dovuta a difetti nei canali del calcio che portano a difficoltà nella respirazione. In particolare, i pazienti con fibrosi cistica hanno molta difficoltà nella fase di inspirazione e inoltre producono grandi quantità di muco.
  • Insufficienza respiratoria cronica – in questi pazienti il sistema respiratorio non riesce a rifornirsi correttamente di ossigeno. Per questo si fa ricorso alla terapia con maschera di ossigeno che può essere più o meno fissa.
  • Patologie respiratori del sonno – tra queste la più comune è l’apnea notturna, per cui si ha un’interruzione del flusso di aria durante il sonno. Si può intervenire con una maschera ad ossigeno da portare di notte, ma grande giovamento viene tratto anche dalla fisioterapia.
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Inoltre, la fisioterapia respiratoria può essere impiegata anche in tutti quei pazienti che abbiano subito da poco interventi al torace o all’addome e che necessitino di riallenare la parete toracica e i polmoni nei movimenti di respirazione. Talvolta si può valutare l’uso di questa pratica anche in preparazione ad un intervento chirurgico. Studi recenti mostrano anche come la riabilitazione respiratoria possa essere impiegata anche per trattare situazioni acute, come infiammazioni del polmone, o in situazioni emergenza.

La fisioterapia pneumologia non è tuttavia priva di controindicazioni: alcuni pazienti potrebbero provare dolore o frustrazione; questo tipo di riabilitazione mette il paziente di fronte alle proprie difficoltà funzionali in maniera drammatica. Non si tratta di un dolore articolare o muscolare che può limitare la mobilità, si tratta invece di un deficit della funzione respiratoria che impatta a tutto tondo la vita del paziente.

Questo tipo di riabilitazione è da evitare nei pazienti con emottisi (emissione di sangue con colpi di tosse o durante la normale espirazione), con recenti lesioni e fratture di vertebre e coste, con problemi di coagulazione o di osteoporosi.

Obiettivi della fisioterapia respiratoria

Link articolo scientifico https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18283429

Uno dei problemi che accomuna tutti i pazienti affetti da patologie croniche del polmone è la dispnea. La dispnea, o fame d’aria, indica una respirazione difficoltosa. Spesso questi pazienti non riescono a ventilare bene i polmoni, per cui gli atti respiratori si fanno meno intensi e più ravvicinati.
La dispnea pone un circolo vizioso per cui il paziente tenderà ad affaticarsi più velocemente, riducendo così l’attività fisica e peggiorando di fatto la dispnea. La riabilitazione respiratoria può rompere o attenuare questo loop vizioso.

L’obiettivo principale della fisioterapia pneumologica è infatti proprio quello di migliorare la performance respiratoria, nell’ottica di migliorare il benessere generale del paziente in modo da restaurarne il più possibile l’autonomia. Rieducare il polmone e migliorarne la funzionalità allevierà la dispnea, donando al paziente una sensazione di benessere generalizzata che gli permetterà di reinserirsi nella attività quotidiane.

Purtroppo, ancora oggi la fisioterapia respiratoria risulta poco conosciuta e la maggior parte dei pazienti vi si avvicina in una fase avanzata della malattia. Nonostante i benefici siano visibili anche a stadi avanzati, sarebbe consigliabile intervenire da subito con la riabilitazione respiratoria per ottenere i migliori risultati e rallentare il declino delle funzioni respiratorie.

Tecniche per la riabilitazione polmonare

  • Drenaggio posturale
  • Ciclo attivo di tecniche di respirazione (ACBT)
  • Esercizi fisici di riabilitazione polmonare

Con queste tecniche si va ad allenare i muscoli inspiratori ed espiratori: si andrà ad operare un vero e proprio training per adattare i muscoli respiratori alla fatica. Inoltre, si va a lavorare sulla resistenza del paziente: in base alla forma fisica, si può allenare la resistenza con camminate più o meno lunghe e intense o con esercizi sulla cyclette.

Le tecniche comunemente più utilizzate consistono in:

La fisioterapia pneumologia può risultare molto complessa ad un primo approccio. Sarà necessario seguire corsi di formazione specifici che abilitino il fisioterapista alla messa in pratica di tale tecnica.

Drenaggio posturale – è stato il principale trattamento fisioterapico per l’apparato respiratorio fino alla fine degli anni Ottanta. Si basa su tecniche manuali in cui il paziente può essere disposto in varie posizioni, dalla posizione sdraiata a quella di fianco, ma sempre con l’area da trattare in alto. Questa disposizione ha lo scopo di verticalizzare i bronchi. Normalmente i bronchi decorrono dal centro del petto alla periferia laterale del polmone, seguendo ramificazioni dicotomiche che si succedono in ordine esponenziale. Disponendo il paziente su un fianco si va a verticalizzare i bronchi favorendo il deflusso del catarro e degli umori ristagnanti verso i bronchi centrali. Se il paziente ha muco prevalentemente nel polmone destro si farà sdraiare sul lato sinistro così da sfruttare la gravità per muovere i catarri. A questo punto il fisioterapista può praticare una percussione: con le mani a coppetta sul dorso del paziente si va a picchiettare in maniera rapida e ritmica con entrambe le mani. Non dev’essere una percussione molto forte, ma soprattutto veloce. In questo modo si favorisce il distacco e lo spostamento del muco, facilitandone l’eliminazione.

Se il muco è accumulato soprattutto nella parte apicale del polmone, si procede invece col paziente supino, sollevando il lettino per tenere busto e testa elevati. Al contrario, per il muco localizzato nei lobi inferiori si dovrà sollevare la parte inferiore del lettino.

Ciclo attivo di tecniche di respirazione (ACBT) – è un ciclo di respirazione attiva costituito da tre fasi. Viene eseguito attivamente dal paziente sotto guida del fisioterapista. L’esercizio può essere ripetuto anche a casa.
La prima fase è il controllo della respirazione: posizionare una mano sullo stomaco e praticare un’inspirazione ed un’espirazione regolare cercando di far alzare lo stomaco. In questo modo si va a compiere quella che viene comunemente chiamata “respirazione diaframmatica”, che andrà a rafforzare questo importantissimo muscolo inspiratore. Compiere 5 ripetizioni.

La fase due consiste nell’espansione del torace: posizionare le mani di lato sulla gabbia toracica. Fare un’inspirazione lunga e profonda attraverso il naso e successivamente aprire la bocca e fare un’espirazione lenta e leggera. In questa fase ci dobbiamo concentrare sui movimenti della gabbia toracica, che andrà ad allargarsi verso l’esterno; i muscoli maggiormente implicati in questo esercizio sono gli intercostali esterni, responsabili del sollevamento delle coste.

La terza fase è rappresentata dalla tecnica di espirazione forzata: posizionare la mano di fronte al viso, come a mimare uno specchio. Si compie una lunga inspirazione attraverso il naso e poi si butta fuori massimamente l’aria attraverso la bocca. La mano è solo un supporto è può non essere necessaria. In alternativa, in questa terza fase si può fare una lunga inspirazione ed un’espirazione corta, come interrotta.

Tutte le fasi devono essere eseguite senza che il paziente sollevi le spalle durante l’atto respiratorio. Alla fine della fase tre, se eseguito tutto con ripetizioni di 5 volte, il paziente potrebbe iniziare a tossire e ad emettere catarro.

Esercizi respiratori

Adatti per pazienti di tutte le età, gli esercizi respiratori sono fondamentali per il successo della riabilitazione polmonare. La loro ripetizione dev’essere valutata in base alle condizioni generali del paziente e andranno a migliorare la resistenza all’esercizio fisico e la funzionalità polmonare.

Vediamo alcuni esercizi semplici, ma efficaci, adatti a gran parte dei pazienti.

  • Seduti con la schiena ben dritta staccata dallo schienale e le braccia lungo i fianchi. Muovendo le braccia davanti al corpo, si portano in alto sopra la testa mentre si inspira e poi lentamente si riabbassano espirando. Si può ripetere questo esercizio 5-8 volte, trattenendo il respiro per qualche istante tra l’inspirazione e l’espirazione. Una variante, da proporre in sequenza a questo esercizio, prevede di sollevare le braccia lateralmente anziché davanti al corpo.

  • Sommando i due esercizi precedenti, si portano le braccia sopra la testa, unendo se possibile le mani, e da qui si torna alla posizione iniziale descrivendo dei cerchi laterali. Come prima, si inspira salendo, si espira scendendo.

  • Con le braccia incrociate sulle spalle (mano destra sulla spalla sinistra e viceversa), si inspira portando le braccia verso l’alto, a circa 90° rispetto alle spalle, e si espira tornando alla posizione iniziale con le braccia incrociate. Questo esercizio è particolarmente efficace per aumentare la resistenza del torace e migliorare la respirazione.

  • Con una mano ferma e piegata sul fianco e l’altra distesa, si va a descrivere un cerchio laterale durante l’inspirazione per poi tornare alla posizione iniziale con l’espirazione. Ripetere 8 volte da un lato e poi ripetere di nuovo con il braccio opposto.

  • In piedi, con le braccia piegate sui fianchi, si va a compiere una torsione del busto da un lato. Si inspira mentre ci si ruota indietro e si espira tornando alla posizione iniziale, con lo sguardo rivolto in avanti. Ripetere anche questo esercizio 8 volte per lato.

Questi sono solo alcuni esempi de numerosi esercizi che si possono compiere per allenare i polmoni, i muscoli e le strutture toraciche a respirare meglio.

Data la delicatezza dell’intervento e il target spesso di età avanzata a cui si rivolge la fisioterapia respiratoria, il fisioterapista dovrà prendersi carico di tali pazienti solo se realmente formato per l’esecuzione di queste tecniche.

Molto interessante e di crescente interesse è anche l’applicazione di queste tecniche di riabilitazione polmonare in neonati e piccoli pazienti. Nei bambini la fisioterapia respiratoria si rivela molto utile nei pazienti affetti da fibrosi cistica: il costante allenamento dei polmoni e gli esercizi di resistenza possono contribuire a migliorare l’affaticamento respiratorio tipico di questi pazienti. Anche nei neonati con

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