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Il meteodo Kabat ha origine dall’intuizione che ebbe Kabat che, per esprimere al meglio, forza, armonia, coordinazione, sia nello sport che nella danza, il movimento del corpo doveva seguire precise linee diagonali, combinando fra loro estensioni, abduzioni,rotazioni, facendo passare la muscolatura da un massimo allungamento ad un massimo accorciamento.

Dimostrò clinicamente  che i muscoli delle estremità e del tronco, seguono schemi specifici di diagonalità, di rotazione, di massimo allungamento e di armonia.

In fisioterapia il metodo Kabat permette al fisioterapista, distribuendo la resistenza sulle due mani, di spostare la forza di contrazione del muscolo, più sull’inserzione prossimale o più su quella distale, in quanto la muscolatura monoarticolare può scaricare la sua forza sul fulcro distale  e, se viene messa in tensione, su quello prossimale.

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Metodo Kabat spiegazione

Il peso del corpo del fisioterapista, la posizione millimetrica delle sue mani gli permetteranno di controllare tutte le componenti dello schema e di dare una resistenza massimale.

Il suo transfert motorio deve essere in diagonale, anticipare il movimento del paziente o ritardarlo, con una presa sempre morbida e armonica.

Al paziente si deve richiedere una resistenza adeguata alla situazione patologica come impegno per poter permettere al fisioterapista di diffondere e pilotare attraverso i fulcri forti energia verso i fulcri deboli.

Questa sequenza di irradiazione e diffusione dello stimolo che crea una sintesi motoria è detta di “enfatizzazione” della risposta distinguendosi in comando preparatorio e ordine vero e proprio.

In presenza di dolore la tonalità è dolce e rilassante e legato all’azione manuale coinvolgendo anche il paziente nel dire il suo commento.

Importanza ha anche il coordinamento visivo rivolto a far prendere  coscienza del movimento soprattutto nei casi di disturbi della sensibilità cosi come gli stimoli specifici articolari per ottenere una particolare contrazione.

I termini “ coattare”  e “decoattare” un’articolazione esprimono l’azione rivolta ad ottenere risposte opposte: si coatta per ottenere una decoattaziione in presenza di dolore, si decoatta per ottenere una coattazione in presenza di ipotonia.

In presenza di lesioni midollari l’attività riflessa deve essere stimolata poco e la sua intensità è rapportata alla risposta motoria del paziente.  

Gli schemi da seguire secondo il metodo Kabat  hanno uno sviluppo diagonale e spirale rispetto all’asse sagittale del corpo. Quelli riguardanti gli arti si concentrano sul fulcro prossimale determinando diagonalità e rotazione:  compiendo una flessione e un’abduzione contemporaneamente permette all’arto di muoversi in diagonale rispetto all’asse del corpo dando al tempo stesso una componente di spiralità se si effettua una rotazione.

La diffusione fisiologica dell’irradiazione viene favorita attraverso movimenti funzionali tenendo conto che le componenti del fulcro distale, mano e piede, sono legate a quelle prossimali, spalla e anca. Il fulcro intermedio, gomito, ginocchio, permette tre variazioni : rimanere esteso, flettersi oppure estendersi nel movimento.

Il complesso di tutti gli schemi e degli abbinamenti delle varie componenti permettono al fisioterapista di associare favorevolmente movimenti del fulcro prossimale e distale aiutando le parti più deboli attraverso quelle più forti.

La sequenza normale di ogni schema è dal distale al prossimale, per cui il comando verbale partirà dicendo; apri la mano e…, spingi giù la punta del piede etc…

Irradiazione è una parola fondamentale in quanto provoca una diffusione positiva dello stimolo causato dalla resistenza su un movimento e ricongiunge elementi motori non omogenei in tutta la struttura. Essa fa parte del nostro essere sin dall’utero materno: una contrazione dell’utero stimola la pianta del piede del bimbo che punta la nuca sul pube della madre e si spinge ad uscire.

L’irradiazione fa superare la forza di  gravità e fornisce mezzi idonei per superare ostacoli o resistenze. E’ un fenomeno fisiologico che ricostruisce i legami motori che possono perdersi: rilega vari gruppi muscolari e se esiste un deficit li stimola al fine di ripristinarne la funzione.

Se per esempio viene a mancare la funzione estensoria del polso e delle dita si dovrà cercare se a livello della spalla o del gomito vi siano componenti forti atte a stimolare la patologia suddetta. Si può usufruire di diversi gruppi muscolari come sulla flessione abduzione della spalla o sull’extrarotazione del gomito o sulla sua flessione.

La mentalità di pensare a movimenti singoli viene sostituita da un gioco di squadra dove l’elemento più forte aiuta il più debole in concatenazioni cinetiche funzionali e non più in movimenti stereotipi e lineari.

Il fisioterapista mette sotto sforzo la muscolatura forte e con un gioco perfetto di coordinazione e collaborazione delle mani permette l’irradiazione verso la parte più debole.

Se poi la differenza fra la funzione forte e quella della è notevole si lascia libertà di movimento al fulcro forte e si sollecita con un deciso stiramento il fulcro debole in un movimento sincrono. Questa è la fase di mobilità-mobilità seguita da quella detta di stabilità-mobilità in quanto il fulcro forte viene messo in contrazione isometrica mentre al fulcro debole vengono richieste contrazioni eccentriche-concentriche. Si raggiunge il massimo della funzione solo quando siamo in grado di fissare in stabilità un fulcro e di creare mobilità sull’altro. Occorre sempre che la funzione più forte e quella più debole si muovano nella stessa direzione.

Le zone di contatto delle mani devono essere precise: se la mano del paziente deve chiudersi la presa sarà nella palma, se deve aprirsi deve stare sul dorso… e non insieme per non confondere una stimolazione mista.

Per trovare la giusta resistenza si deve usare il peso del corpo collegato alla mano con la quale si fa resistenza.

Gli schemi capo-collo hanno fulcro sul tratto cervicale, quelli del tronco nel tratto dorso lombare.  

      

Kabat facciale

Il nervo faciale o facciale è generato dal VII paio di nervi cranici e una loro paralisi è caratterizzata è caratterizzata dalla lesione di tutti i muscoli della faccia. Si manifesta con una netta asimmetria del viso, sia a riposo che nel tentativo di eseguire movimenti volontari.

Sul lato colpito si può osservare uno spianamento delle rughe della fronte, un allargamento della rima palpebrale e un appiattimento del solco naso-genieno. Inoltre si riscontra uno stiramento della connessione labiale del lato indenne e un abbassamento di quella del lato colpito.

In caso di paralisi del facciale è impossibile chiudere volontariamente l’occhio (lagoftalmo) e se il paziente prova ad eseguire questo movimento l’occhio devia verso l’alto e all’esterno (fenomeno di Bell). In questi casi viene impossibilitata la funzione di soffiare, annusare, mostrare i denti o gonfiare le guance e trattenere l’acqua.

Durante la masticazione si presentano residui di cibo nel solco gengivo-buccale. La lingua può risultare lievemente inclinata verso il lato colpito per la paralisi dei muscoli stiloideo e diastrico posteriore e se presente una lesione del muscolo stapedio si manifesta un’iperacusia per i toni bassi. Una metà del collo può apparire più sottile per l’interessamento del muscolo platisma.

Riabilitazione facciale Metodo Kabat

La riabilitazione del nervo faciale secondo la tecnica delle facilitazioni neurocinetiche progressive include cinque delle sette tecniche di base del Metodo Kabat.

  • Lo schema: nonostante conservi la sua diagonalità, perde la rotazione per assenza della componente articolare
  • Il contatto manuale rimane efficace ma deve necessariamente essere molto preciso a causa della particolare zona di contatto
  • La resistenza deve adeguarsi alla forza della muscolatura mimica che può essere definita fondamentalmente debole a parte quella che coinvolge la masticazione e il serraggio delle labbra.
  • Il comando verbale deve far immaginare il movimento al soggetto perché le richieste funzionali vengono comprese meglio di quelle anatomicamente specifiche.
  • Lo stiramento in questo caso è lo stiramento propriocettivo più importante. Va eseguito con dolcezza e determinazione e va spesso ripetuto più volte.

È possibile concludere che, come riportato nello studio di ricerca che ho linkato in basso, quando il Metodo Kabat viene utilizzato nel trattamento della paralisi del facciale o di Bell, è possibile trattare queste malattie in modo più controllato. Sarebbe quindi necessario includere questo tipo di riabilitazione nei pazienti con paralisi di Bell, specialmente nei casi più gravi che possono comportare il rischio di deturpare il viso.

Link articolo scientifico
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5066463/

Metodo Kabat corsi

In Italia non posso che raccomandare i corsi del collega Giuseppe Monari per quanto riguarda questa metodica che è stata da lui stesso rielaborata. Qui puoi avere più info sui corsi sul Metodo Kabat. Mentre qui puoi acquistare il libro sul Metodo Kabat elaborato dal collega Monari. Se cerchi invece un pdf che parli del Metodo Kabat anche se in Inglese, allora clicca qui.

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