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Tutte le domande che probabilmente ti poni da tempo riguardo alla osteopatia, potranno trovare finalmente una risposta chiara e semplice, in questa guida creata apposta per te.

  • Per te che ami svolgere il tuo lavoro in maniera affidabile e competente
  • Per te che non ti fermi alle nozioni, ma cerchi costantemente nuove informazioni che vadano a fondo
  • Per te che non ti accontenti “semplicemente” di lavorare, ma preferisci lavorare con professionalità

Che sia nel settore da tempo o che stia per avviare una carriera dall’inizio, l’osteopatia fra poco non avrà più segreti per te. Ti accompagneremo passo dopo passo in un percorso interessante e che, speriamo, stimoli il tuo lavoro ad una crescita, in termini pratici, di soddisfazioni e di successi.

Continua a leggere e scopri tutti i dettagli relativi all’osteopatia. In questa sede proveremo a soffermarci sugli elementi cardine, in modo da darti una panoramica il più possibile completa sulle varie tecniche che riguardano questa particolare metodologia terapeutica.

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Osteopatia: significato del termine e casi in cui ricorrere a questa tecnica

Le tecniche di osteopatia sono davvero diverse e su di esse ci soffermeremo tra poco. Anche perché prima di affrontarle nel dettaglio, è utile comprendere a fondo in cosa consiste tale metodologia di intervento.

L’osteopatia fa parte della categoria della terapia manuale a cui si ricorre per apportare benefici alla salute, in tutte le sue sfaccettature. Si tratta di una manipolazione non invasiva che aiuta a rafforzare e potenziare il sistema muscolo – scheletrico.

Essa si basa sulla persona e sul suo stato di salute generale e non si focalizza esclusivamente sulla malattia. Fonda la sua filosofia sulle cause del problema e non tanto sui sintomi. In pratica l’osteopatia va a fondo per scoprire dove originano i problemi disfunzionali, per poi comprendere la ragione per cui sintomi e segnali si manifestano.

Tale sistema di approccio, risale alla fine dell’Ottocento e fu messo a punto in America, diffondendosi poi rapidamente anche in Europa già dagli inizi del Novecento. Padre fondatore di tale metodologia fu il chirurgo Andrew Taylor Still, che studiò in che modo le strutture e i sistemi del corpo umano fossero in relazione con lo stato di salute e l’equilibrio generale del nostro organismo. Giunse quindi a delle conclusioni:

  • Lo stato di salute di un individuo dipende dall’armonia e dagli equilibri esistenti tra corpo, spirito e mente
  • Nel corpo sono presenti dei meccanismi che si attivano autoregolandosi, per mettere in moto un processo di auto guarigione
  • Funzioni e struttura sono strettamente connesse fra loro
  • L’armonia dei tre principi appena enunciati, determina la terapia conseguente

Di fatto, dagli studi di Still era emerso che il corpo umano si compone di una rete fitta di collegamenti e relazioni, in grado di determinare lo stato di salute generale, anche in rapporto all’ambiente circostante.

Fattori esterni come il contesto sociale, il contesto culturale e quello naturale, oltre che i fattori genetici e quelli psicologici, influenzano nel loro insieme le condizioni di salute del corpo umano.

Quest’ultimo va considerato come un insieme di muscoli, ossa, organi collegati con i centri nervosi. Il corretto funzionamento di tutte le parti, determina il livello di benessere fisico e anche psicologico di ciascun individuo.

Con il motto “la struttura governa la funzione”, il Dr. Still intendeva sintetizzare che una struttura portante che si trova in uno stato ottimale è strettamente correlata allo stato ottimale di ogni funzione del corpo umano. Quando dovesse rompersi tale equilibrio e dovessero presentarsi alterazioni dell’armonia strutturale – funzionale, allora subentrano disfunzioni che possono pregiudicare il corretto funzionamento della macchina uomo.

L’istinto di auto guarigione dell’organismo, metterà in moto automaticamente delle compensazioni, adattandosi agli stati disfunzionali, per mantenere il livello di benessere.

Tuttavia, nonostante questo lavoro di auto compensazione, si rende necessario intervenire dall’esterno, e il ricorso alle tecniche osteopatiche può essere risolutivo.

Da specialista puoi aiutare il paziente nel favorire il recupero della comunicazione del corpo, agevolando il lavoro di autoguarigione. Il tuo supporto è dunque fondamentale in questo lavoro di sinergia. La tua capacità è l’elemento chiave per restituire al paziente l’armonia del suo organismo.

Le tecniche osteopatiche rappresentano in tal senso un approccio olistico in cui corpo e mente, paziente e operatore, lavorano assieme in un percorso che conduce il paziente stesso verso il ritorno del benessere.

Modalità e benefici delle tecniche osteopatiche

Da specialista in osteopatia, concentrerai il tuo lavoro principalmente su:

  • Muscoli
  • Articolazioni
  • Colonna vertebrale

I risultati del tuo lavoro saranno avvertiti anche a livello del sistema nervoso, dell’apparato circolatorio e del sistema linfatico dei tuoi pazienti. La principale caratteristica dell’osteopatia, infatti, è proprio quella di migliorare lo stato di salute di tutto l’organismo e non solo a livello locale, dove le manovre vengono eseguite. La concezione olistica di tale metodo permette infatti di ottenere effetti benefici sotto ogni aspetto.

Forse ti starai chiedendo in quali casi ricorrere all’osteopatia e quando può rivelarsi efficace. Di sicuro saprai già che, trattandosi di una disciplina non invasiva, può essere estremamente versatile.

In linea di massima, puoi decidere di ricorrere alle tecniche osteopatiche quando i tuoi pazienti:

  • Soffrono di artrite
  • Lamentano dolori alla schiena
  • Sono soggetti a mal di testa frequenti
  • Sono affetti dal cosiddetto “gomito del tennista” o epicondilite
  • Presentano problemi di postura
  • Presentano condizioni come la cervicalgia, la sciatalgia, la lombalgia o nevralgia
  • Evidenziano problemi legati alla digestione
  • Attraversano periodi di stress o soffrono di ansia e riscontrano problemi di insonnia

Solitamente le tecniche osteopatiche sono complementari ad altri trattamenti, sebbene il loro apporto si riveli determinante, ai fini del recupero dei pazienti. I casi in cui applicarle sono numerosi e vanno ben oltre quelli appena citati che, tuttavia, risultano essere i più comuni.

Le principali tecniche osteopatiche

In virtù della sua versatilità, l’osteopatia può essere eseguita secondo tecniche differenti. Per le diverse aree del corpo, infatti, sono state messe a punto manovre specifiche, che rendono il trattamento più efficace e soprattutto ti permettono di ottimizzare il lavoro sul paziente.

Maggiore è la personalizzazione nell’esecuzione delle manovre, migliore risulta il rendimento al termine del lavoro. Per tale motivo, gli specialisti usano suddividere gli interventi osteopatici in sottocategorie, che identificano specifiche tecniche e caratteristiche, anche in base ai risultati che si mira ad ottenere.

Per semplificare, tra le più comuni applicazioni si possono sicuramente indicare le seguenti:

  • Tecnica strain counterstrain
  • Tecniche osteopatiche cranio sacrali
  • Tecniche osteopatiche pavimento pelvico
  • Tecniche osteopatiche viscerali
  • Tecniche ostepatiche in gravidanza

Proseguendo nella lettura potrai conoscere più da vicino le peculiari caratteristiche di ciascuna tecnica.

Strain counterstrain: tecnica gentile ed efficace

La tecnica strain cointerstrain consiste in un metodo molto delicato il cui scopo è quello di riposizionare neurologicamente il corpo in una posizione di comfort. Fu messa a punto dal medico e osteopata americano Lawrence Jones, nel 1955.

Tale approccio, gentile e morbido, aiuta a ridurre il dolore nel paziente e a correggere la disfunzione in atto.

Le sue principali caratteristiche si basano sul fatto di dare immediato sollievo al paziente, ponendo articolazioni o colonna in posizione comoda, in modo da allentare le tensioni e ridurre il dolore interrompendo l’attività proprioricettiva che l’organismo ha messo in moto.

Alle basi di tale tecnica, c’è la teoria secondo la quale una disfunzione in corso abbia un legame stretto a livello neuromuscolare. Ovvero, un muscolo stirato in ipercontrazione, per esempio, stimola i fusi neuromuscolari che danno origine a una contrazione riflessa del muscolo stesso. La reazione dei propriorecettori all’accorciamento del muscolo attivano segnali che invece il muscolo è allungato, dando origine a una risposta inappropriata definita “disfunzione somatica”.

Da operatore puoi ricorrere a tale tecnica quando il paziente presenti aree con tensioni nei tessuti del corpo, quando i muscoli presentino inibizioni o vi siano limitazioni di mobilità articolari. Altri casi di intervento fanno riferimento alla necessità di riportare in simmetria alcune zone del corpo, ridurre dolori a livello neurale, alleviare dolori da movimento, riportare in equilibrio le tensioni fasciali o ridurre eventuali edemi locali.

Quando siano presenti tensioni, esse vengono definite “tender points”, vale a dire punti tesi. Su tali aree si procede con manovre delicate di allungamento, nella direzione opposta rispetto allo stiramento.

Prima di procedere alle manovre con la tecnica strain counterstrain, occorre eseguire una rapida diagnosi per identificare dove intervenire, da dove iniziare, in che modo si sta svolgendo la disfunzione e soprattutto individuare dove sono presenti i tender points riflessi.

Si mette quindi a punto un programma di terapia per il paziente, che in breve tempo e con poche sedute può recuperare uno stato generale di benessere. La tecnica viene definita “rilassamento spontaneo attraverso il posizionamento” (“positional release”) e consiste appunto nell’allentare la tensione dell’articolazione o l’accorciamento del muscolo in questione, riducendo la disfunzione fino alla sua scomparsa.

La tecnica si svolge in due fasi, la prima di assestamento della posizione e la seconda per perfezionare tale riposizionamento. Durante le due fasi, viene mantenuta la posizione per un tempo di 90 secondi in modo da permettere agli stimoli proprioricettivi di ridurre la frequenza e la loro intensità, diminuendo di conseguenza la contrazione.

Dopo 90 secondi, si ritorna alla posizione iniziale in maniera molto lenta, verificando i miglioramenti. Talvolta il risultato è già ottimale, in altri casi potrebbe rendersi necessario ripetere le manovre.

Più recenti schemi della tecnica strain counterstrain, basati su tempistiche di 15, 10, 3 e 1 secondo, permettono di poter agire sul problema e risolverlo in velocità e senza traumi o dolori per il paziente.

Tale tecnica non ha controindicazioni e può essere eseguita su qualsiasi tipologia di paziente e, grazie a un veloce esame diagnostico, la disfunzione può essere individuata con velocità.

Tecniche osteopatiche cranio sacrali

Nell’ambito dell’osteopatia, va tenuta in considerazione la conoscenza delle tecniche osteopatiche cranio sacrali, ovvero quelle che includono interventi sulla colonna vertebrale, sulla struttura finale della spina dorsale e sulle ossa del cranio e dell’osso sacro.

Le tecniche di questo specifico ambito sono incentrate sul ritmo cerebrospinale, ovvero su contrazione e rigonfiamento delle ossa della testa nonché sulla rotazione dello scheletro intorno all’asse centrale del corpo. Si tratta di un movimento appena percettibile che si compie per dodici volte in un minuto. In base a tale movimento, si possono verificare le condizioni dei legamenti del corpo umano e quelle del tessuto molle, mettendo in evidenza i disturbi in atto. Funge quindi da indicatore dell’equilibrio presente nell’organismo.

Fu grazie alle ricerche condotte dal Dottor Still alla fine del 1800 che si scoprì questo ritmo e la sua diretta relazione con l’armonia del corpo umano. In altre parole dagli studi emerse che il movimento delle ossa del cranio è correlato al movimento di fluidi e tessuti posti nel centro del corpo, proprio in virtù della connessione fra ossa del cranio, osso sacro, sistema nervoso centrale, liquido cerebrospinale.

In che modo si svolge la seduta di terapia osteopatica cranio sacrale? Da operatore esperto, le tue mani ti permetteranno di sentire il paziente per riconoscere tensioni e dolori, per poi intervenire sul sistema cranio sacrale, sui tessuti connettivi e fasciali, sui visceri e sull’apparato muscolo scheletrico.

La terapia si svolge con leggere pressioni esercitate sulle ossa del cranio e lungo la colonna vertebrale, condizionando tutto il sistema cranio sacrale.

Dalla manipolazione cranio sacrale si potranno evincere benefici sullo stato di stress del paziente, su suoi eventuali problemi gastroenterici, di respirazione, sulle sue disfunzioni articolari, su errori di postura. A fronte di una manipolazione estremamente delicata, l’osteopatia cranio sacrale può apportare molti benefici a livello psico – fisico, oltre che condurre il paziente alla guarigione, favorendo un percorso di prevenzione.

Emicranie, disordini del sistema nervoso, disfunzioni linguistiche, problemi digestivi, stress, ansie, problemi di coordinazione o motori, dolori cronici, problemi dei tessuti connettivi, neuro vascolari, ecc., possono essere risolti grazie al ricorso delle tecniche osteopatiche cranio sacrali.

Per tale ragione, diventare un esperto di tale approccio terapeutico, può significare molto in termini di professionalità.

Tecniche osteopatiche pavimento pelvico: cosa dovresti sapere

Le tecniche osteopatiche pavimento pelvico partono da una diagnosi generale e si focalizzano poi a livello locale e distrettuale.

In particolare, nella prima fase diagnostica, si andranno a studiare le condizioni di:

  • Cranio: tutto l’apparato uro genitale è direttamente connesso all’ipotalamo e ipofisi
  • Vertebre lombari: in quanto i gangli ortosimpatici e parasimpatico innervano l’apparato urogenitale, intestinale, muscolare e scheletrico distrettuale
  • Vertebre cervicali: in quanto correlate alla tiroide e al ganglio stellat
  • Arti inferiori:
  • Fegato: per tutte le funzioni a cui assolve e che interessano anche l’area pelvica

Non solo, saranno valutate anche le condizioni di reni, diaframma pelvico, bacino e coccige. Successivamente si passa allo studio dell’area pelvica per poi stabilire il piano di intervento. Di solito si opta per l’esecuzione di tecniche riflesse, in abbinamento a esercizi per il pavimento pelvico e alla rieducazione posturale. Talvolta si ricorre anche al trattamento dei punti trigger miofasciali.

Gli esercizi a cui il paziente viene sottoposto consistono in contrazioni e rilasciamento della muscolatura del pavimento pelvico, in modo da permettere al paziente di recuperare la volontarietà. Si fanno poi eseguire esercizi per il rinforzo dei muscoli.

In alcuni casi, viene abbinato anche un programma di terapia cognitivo comportamentale in supporto, che aiuti il paziente a potenziare gli effetti sul controllo della muscolatura e il recupero delle funzionalità del distretto interessato.

La sinergia fra il lavoro di operatore e quello del paziente è fondamentale per raggiungere il successo nella terapia. La collaborazione, il coordinamento delle forze e la regolarità degli esercizi concorrono a riportare il paziente ad uno stato di salute ottimale.

A tal proposito è importante stabilire un piano di trattamento adeguato e personalizzarlo rispetto al paziente su cui sei chiamato a intervenire.

Tecniche osteopatiche viscerali

Una buona percentuale dei disturbi muscolari o articolari è imputabile a posture scorrette, causate da anomalie negli organi interni, che possono manifestarsi senza particolari sintomi.

Per organi interni si intendono tutti quelli della zona addominale e toracica con le corrispettive membrane connettivali che li avvolgono. Quando sopraggiungono problemi di mobilità, l’organo interessato si pone in una posizione di tensione nella propria struttura connettiva, limitando i movimenti e condizionando lo stato della colonna vertebrale a cui è indirettamente connesso.

Inoltre, come conseguenza dei movimenti del diaframma, tutti gli organi si muovono assecondando le fasi di inspirazione e espirazione. In presenza di disfunzioni, l’organo si tende e attiva un processo di auto protezione posizionandosi in maniera non corretta. Tale postura a lungo andare fa sì che strutture miofasciali si adattino di conseguenza, dando luogo a una restrizione della mobilità.

L’osteopatia viscerale aiuta il paziente a ridurre la limitazione di mobilità, attraverso delicate manovre. Di solito si procede con tecniche di:

  • Pompaggio o drenaggio linfatico o vascolare: utili per migliorare la vascolarizzazione e il flusso linfatico, specialmente quando si tratta di milza e fegato congestionati
  • Stiramento: utile in particolare quando si tratta di spasmi della parete intestinale
  • Rilascio fasciale: ideale quando le membrane risultano tese e fonte di dolore
  • Recoil: tecnica utilizzata quando si vuole restituire al paziente la mobilità al livello di visceri, in particolare a seguito di cadute o colpi di frusta

Le tecniche viscerali sono utili ed efficaci quando il paziente presenta stati di cistite, stitichezza, gonfiore addominale, aritmia cardiaca, emorroidi, colite, ernia iatale, ecc.

Tecniche osteopatiche in gravidanza

Dato l’aspetto non invasivo delle tecniche osteopatiche olistiche, viene da chiedersi se queste possano essere adatte nel caso di pazienti in gravidanza.

L’applicazione delle tecniche osteopatiche si è rivelata particolarmente efficace nel mantenere o recuperare l’equilibrio armonico tra mamma e bambino. Anche dal punto di vista della prevenzione, risulta essere di grade efficacia e beneficio.

L’osteopatia in gravidanza aiuta a preparare e predisporre il corpo della donna ai cambiamenti nei nove mesi di gestazione, attraverso la correzione di eventuali disfunzioni o alterazioni a cui la paziente in gravidanza può andare in contro.

Le tecniche osteopatiche di equilibrio e di scambi reciproci interessano anche in questo caso l’apparato articolare, scheletrico, miofasciale, nell’ottica di mantenere inalterata l’armonia durante i nove mesi di gravidanza tra il piccolo e la mamma.

La manipolazione si svolge in maniera delicata e lenta e risulta particolarmente utile in presenza di:

  • Disturbi della digestione,
  • Mal di testa
  • Crampi
  • Gonfiori alle gambe
  • Disturbi lombari
  • Disturbi cervicali
  • Ecc.

Conclusioni

Giunto fino a qui, avrai fatto il pieno di nuove informazioni riguardo alle tecniche osteopatiche e di certo avrai compreso l’importanza e il valore che le tecniche funzionali in osteopatia rivestono, al fine di riportare il paziente in uno stato di benessere di lunga durata.

L’osteopatia è una tecnica che può rivelare molto dello stato di salute dei tuoi pazienti, perché il suo approccio olistico permette di non soffermarsi in determinati ambiti ma considerare il corpo umano nel suo insieme di anima e materia.

Un organismo in salute è un organismo in armonia tra corpo e mente. Il tuo ruolo in tal senso riveste un’importanza determinante.

Per apprendere le tecniche osteopatiche, corsi e studi ti permetteranno di approfondire le tematiche relative all’armonia di tali equilibri, in maniera competente.

Una volta acquisite in maniera completa tutte le nozioni necessarie, potrai lavorare sui pazienti nell’ottica di ripristinare il corretto legame tra corpo, mente e spirito.

Sono questi infatti, i principi fondamentali dell’osteopatia e su cui si fondano le tecniche di manipolazione. Si tratta comunque di una metodologia non invasiva il cui motto è “la struttura governa la funzione”.

Alla rottura dell’equilibrio tra struttura portante e funzionalità, l’osteopatia interviene per sospendere il meccanismo di autoguarigione che il corpo attiva spontaneamente e riportare l’organismo al recupero dello stato di salute.

L’osteopatia incentra il suo lavoro su muscoli, articolazioni e colonna vertebrale e aiuta a ripristinare il sistema vascolare e linfatico.

Problemi come il mal di schiena, i disturbi della digestione, i dolori, i problemi di postura, le artriti, e molti altri, possono essere risolti attraverso le tecniche osteopatiche.

Tali tecniche passano da quelle viscerali a quelle relative al pavimento pelvico, dalla tecnica strain counterstrain a quelle cranio sacrali.

Per la dolcezza di intervento, l’osteopatia si presta ad essere applicata anche alle pazienti in stato di gravidanza, accompagnandole nei cambiamenti del loro corpo, durante tutti i 9 mesi di gestazione.

Efficace quanto delicata, l’osteopatia è indicata con ogni tipologia di paziente e in molti differenti contesti.

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