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In questo articolo non parliamo di Riabilitazione Oggi ma della Partita Iva e del regime forfettario per il Fisioterapista.

Oltre a implementare e aggiornare periodicamente le proprie conoscenze, il Fisioterapista deve porre molta attenzione anche alle sue modalità di lavoro che devono essere trasparenti.

La trasparenza è un elemento fondamentale, infatti, per permettere la regolarità delle mansioni nonché rappresenta concretamente uno strumento atto ad assicurare la propria posizione fiscale, a prescindere dal contesto lavorativo in cui si deciderà di operare.

 

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Partita Iva Fisioterapista: la figura del Fisioterapista

Il fisioterapista è una professione disciplinata dal D. M. n. 741 del 14 Settembre 1994 che definisce il professionista come “l’operatore sanitario in possesso del diploma universitario abilitante che può svolgere sia autonomamente che in collaborazione con altre figure sanitarie gli interventi legati alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita”.

La professione può essere svolta sia come dipendente che come libero professionista e molteplici sono gli aspetti giuridici e fiscali che lo investono, a seconda delle sue modalità di lavoro.

A differenza, infatti, della figura di lavoratore dipendente la cui disciplina di riferimento presenta delle specificità ed è subordinato da un contratto di lavoro ben determinato, il libero professionista ha un diverso approccio fiscale e burocratico.

Le questioni principali, infatti, che caratterizzano la professione del libero professionista sono le questioni a livello fiscale: ciò che determina, infatti, la libera professione sono i vari elementi che definiscono l’apertura e la scelta del regime fiscale nonché vari aspetti di rilevanza penale che caratterizzano la propria attività. Ricordiamo, infatti, che il fisioterapista è un esercente di un servizio di pubblica necessità e, in quanto tale, può commettere il reato di omissione di referto.

Apertura Partita Iva Fisioterapista: come, dove e quanto costa aprirla

Essere libero professionista significa aver raggiunto il sogno di tanti lavoratori: poter gestire autonomamente la propria attività nello studio personale, senza problemi legati ad orari né a colleghi magari poco simpatici.

Ma come fare per raggiungere questo sogno? Non necessitano solo ore di esperienza e un investimento monetario.

Per diventare libero professionista,infatti, è necessario aprire la partita IVA, il regime fiscale a cui sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi.

Esistono alcuni soggetti obbligati ad aprire la Partita Iva, oltre a coloro che svolgono attività in maniera autonoma, come:

  • Coloro che sono chiamati ad adempiere ai propri obblighi fiscali attraverso l’IVA;
  • I professionisti che, pur titolari di reddito d’impresa, superano il reddito annuale di 5 mila euro, anche se va ricordato che i fisioterapisti essendo professionisti sanitari sono esenti Iva.

La partita IVA non è altro che un insieme di 11 numeri che forniscono l’identità di una società o di una persona fisica. I primi sette numeri collegano la Partita Iva al contribuente, i successivi tre corrispondono al codice dell’Ufficio delle Entrate mentre l’ultimo numero ha la funzione di controllo. Nonostante sia solamente un numero rappresenta, in realtà, un elemento fondamentale dal punto di vista tributario in quanto è utile ad identificare la propria posizione fiscale e il titolare dell’impresa.

Come aprire questo regime fiscale?

Per aprire la Partita IVA è necessario presentare all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o, in alternativa, il modulo AA7/10 in caso di soggetti diversi dall’Agenzia delle entrate.

I modelli dovranno essere consegnati in allegato al proprio documento di riconoscimento:

  • Fisicamente presso l’Agenzia delle Entrate;
  • Tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno;
  • In modalità telematica tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Insieme alll’apertura della partita Iva, sarà necessario, poi, scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere nonché aprire la propria posizione previdenziale all’Inps per il pagamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

Partita Iva forfettaria Fisioterapista: Regime Forfettario o a contabilità ordinaria?

Per alcune categorie professionali, soprattutto se di recente creazione, esiste un’ulteriore distinzione per quanto concerne la partita IVA:

  • La partita Iva a contabilità ordinaria;
  • La partita Iva a regime forfettario.

La partita Iva forfettaria si contraddistingue dalla classica tipologia in quanto rappresenta un regime conveniente e meno restrittivo grazie alla Legge di Stabilità (L. 208/2015) e all’aumento dei “coefficienti di redditività”.

I coefficienti di redditività non sono altro che un fattore attraverso cui calcolare il reddito imponibile a partire dai ricavi del professionista: secondo la nuova legge di Stabilità, infatti, tali coefficienti possono essere applicati al reddito dei nuovi minimi, ossia ai contribuenti che rientrano nel nuovo regime forfettario.

Concretamente, quindi, nella partita Iva a regime Forfettario, i coefficienti di redditività consistono in una percentuale che va dal 40 all’86% a seconda della tipologia di lavoro svolto a cui si applica il reddito imponibile. Su tale base, va poi calcolata l’imposta sostitutiva del 15% e, nel caso in cui fosse una nuova impresa, l’aliquota è al 5% per 5 anni.

I requisiti per entrare nel regime forfettario

Chi può accedere al Regime Iva Forfettario? I contribuenti che possono aprire il Regime Iva Forfettario devono possedere alcune condizioni di base:

  • I contribuenti che non hanno effettuato spese al di sopra di 5.000 euro lordi annuali per il lavoro accessorio e lavoro dipendente nonché compensi erogati ai collaboratori;
  • I contribuenti che non hanno sostenuto spese in beni strumentali superiori a 20.000 euro ma non rientrano nel calcolo i beni immobili e i beni strumentali usati per esercitare la professione pari o inferiori a 516,45 euro. Da calcolare, invece, è la locazione finanziaria per il costo sostenuto dal concedente;
  • Il contribuente non deve aver esercitato attività artistica, professionale, d’impresa anche in forma associata nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività;
  • L’attività esercitata non deve essere in alcun modo la prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, fatta eccezione del praticantato obbligatorio.

Partita Iva Fisioterapista: i benefici del regime Forfettario

Cosa contraddistingue il regime Iva Forfettario dal regime fiscale classico? Esistono tantissimi benefici fiscali che possano determinare una scelta convinta da coloro che hanno la possibilità di aprirla.

  • No IVA. Il regime Forfettario è esente dall’Iva. Ciò significa che, nelle fatture, non sarà più necessario aggiungere il 22% di Iva, diventando più competitivo rispetto ai concorrenti che sono costretti a pagare le incombenze fiscali. Si è esonerati, inoltre, dalla dichiarazione Iva trimestrale e annuale;
  • Meno tasse e più basse. Il regime forfettario è caratterizzato da tassi minori di tassazione. Sarà necessario pagare solo l’Imposta sostitutiva Irpef pari al 5%. Niente Irap e niente pagamento delle tasse secondo gli scaglioni IRPEF.
  • No ritenuta d’acconto. Il regime Forfettario, oltre ad essere esente dall’Iva, è anche esente dalla Ritenuta d’acconto: potrai guadagnare interamente la tua fattura senza trattenute del cliente versate come anticipazione delle tasse del Professionista;
  • Contabilità semplificata. Oltre al guadagno economico, il Regime Iva Forfettario permette di usufruire di molte semplificazioni contabili come la possibilità di non dover più registrare fatture e corrispettivi.

Fisioterapista regime forfettario

(Trascrizione dell’intervista FisioPodcast a Giampiero Teresi)

Buongiorno Alessandro e grazie a te, grazie per l’invito a FisioPodcast. Mi ha fatto piacere ricevere da te questa proposta di intervista, di collaborazione appunto sulle tematiche fiscali, che sono quelle che io preferisco.

Intanto ti ringrazio di essere qui. È sempre un piacere ospitare colleghi altri professionisti disposti a condividere la loro esperienza e competenza. Oggi parleremo di aspetti fiscali in particolare di Regime Forfettario. Tutti i liberi professionisti sono potenzialmente coinvolti e quindi anche noi fisioterapisti. Per cominciare ti chiedo di presentarti ai nostri ascoltatori. Chi sei e di cosa ti occupi?

Allora: io innanzitutto mi presento con te e con tutti voi. Noi ci conosciamo da poco. Io mi chiamo Giampiero Teresi e mi occupo di fisco, mi occupo soprattutto di partita IVA, di liberi professionisti e soprattutto del Regime Forfettario. Nel 2014 ho lanciato online questo progetto con il mio primo sito internet che si chiamava tuocommercialistaonline poi chiuso negli anni proprio perché ho accentrato tutti i miei studi e approfondimenti sul Regime Forfettario. Ho fondato quindi un nuovo sito internet, si chiama www.Regime-Forfettario.it, più che altro un blog dove io parlo di di tematiche fiscali, di Regime Forfettario, che è un Regime fiscale molto conveniente che è stato rivoluzionato degli anni; ma parlo anche di tutto il mondo delle partite IVA, soprattutto per tutti quelle che sono le libere professioni. Tra l’altro ho scritto anche degli articoli sulla professione del fisioterapista, cercando di inquadrare questa professione dal punto di vista fiscale e scrivendo tutto quello che un fisioterapista deve conoscere per poter essere in regola con il fisco.  All’interno del del mio blog, che è cresciuto tantissimo negli anni, ho cercato di dare delle risposte a tutti quelli che sono i dubbi fiscali. E poi cerco di rendermi utile anche con il mio gruppo Facebook, un gruppo molto seguito, si chiama Regime-Forfettario consigli utili. È un gruppo ormai formato da circa 7000 persone, dove molte di loro mi pongono giornalmente delle domande, delle questioni fiscali e cerco di rispondere un po’ a tutti.

Bene, quindi cominciamo a dire qualcosa riguardo questo argomento. Che cos’è il Regime Forfettario, quando nasce e perché?

Il Regime Forfettario nasce per la prima volta il 1 gennaio del 2015, quando viene introdotto nella sua prima versione, che in effetti non ha avuto alcun tipo di successo, per poi essere rivoluzionato negli anni. Una prima rettifica è stata effettuata il 1 gennaio del 2016, dove è stato reso già un Regime fiscale abbastanza vantaggioso, ma l’ultima modifica che è avvenuta il 1 gennaio 2019 lo ha reso un Regime fiscale davvero competitivo, davvero vantaggioso, soprattutto per tutte le attività professionali. È l’erede del vecchio Regime dei minimi, andato in pensione il 31 dicembre del 2015. Da questo Regime dei minimi ha preso alcuni spunti e alcune caratteristiche però, in effetti, differisce da questo in alcune differenze sostanziali di cui magari adesso se vuoi ne parleremo. Ad oggi è il Regime fiscale più vantaggioso in Italia, ma anche in Europa stessa. Immagina che la tassazione, che è quella del 5%, è una tassazione che ha la percentuale più bassa in Italia ma anche in Europa stessa.

Perché è un Regime vantaggioso?

Allora perché è così vantaggioso? Innanzitutto chiariamo subito che scegliere un Regime fiscale significa scegliere una serie di regole fiscali da dover seguire, scegliere appunto una tassazione e scegliere degli obblighi e degli oneri da perseguire. Ad oggi l’alternativa al Regime Forfettario sono soltanto due: sono il Regime ordinario e il Regime semplificato.

  • Il Regime Forfettario è vantaggioso perché innanzitutto ha una tassazione più bassa. La tassazione per il Regime Forfettario è pari al 5% per i primi 5 anni che diventa poi 15% dalle dal sesto anno in poi. Paragonandolo al Regime ordinario o semplificato, in questi due regimi la tassazione invece va dal 23% al 42% in base agli scaglioni di reddito, per cui 5% contro 23-42 già è un primo grandissimo vantaggio.
  • Un altro vantaggio è che il Regime Forfettario non ha IVA. Per cui qualsiasi professionista, commerciante o artigiano all’interno di questo Regime, nel momento in cui emette una fattura, ad esempio da €100, non sarà mai 100+IVA Ma sarà 100 e basta perché l’IVA non c’è.
  • Un altro vantaggio è che il Regime Forfettario è esente dalla ritenuta d’acconto, per cui un professionista che emette fattura incassa il 100% dei propri compensi senza alcun tipo di trattenuta. Basti pensare che coloro che invece lavorano con la prestazione occasionale o sono nel Regime ordinario o semplificato subiscono una trattenuta del 20% sui propri compensi nel momento dell’emissione della fattura a titolo di ritenuta d’acconto, per cui un professionista che emette una fattura in Regime ordinario ad esempio da €100 non incassa 100 ma ne incassa 80 perché il 20%, dunque €20, vengono trattenuti dal committente stesso a titolo di anticipo sulla tassazione. Chi invece emette una fattura nel Regime Forfettario incassa tutti i €100 senza alcun tipo di trattenuta.
  • Un altro vantaggio è sicuramente la semplificazione contabile. Il Regime Forfettario è un Regime davvero semplice e snello dal punto di vista burocratico. Basti pensare che non ha obbligo di registrazione delle fatture, non ha lo spesometro, non ha la dichiarazione IVA trimestrale, non ha la dichiarazione IVA annuale. Ha tanta burocrazia in meno che lo rende davvero un Regime molto semplice da utilizzare.
  • Non è neanche obbligato alla fatturazione elettronica, obbligatoria appunto dal 1 Gennaio 2019 per tutti coloro che invece stanno nel Regime ordinario o semplificato. Per cui chi è nel Regime Forfettario può emettere classica fattura cartacea, a meno che non ti tratti di una fattura emessa verso la pubblica amministrazione. Soltanto in questo caso coloro che stanno all’interno del Regime Forfettario saranno costretti ad emettere anche loro fattura elettronica. Dunque l’unico obbligo per il Forfettario qual è? L’emissione, la numerazione, la conservazione delle fatture. Per cui non c’è dichiarazione IVA trimestrale, non c’è dichiarazione IVA annuale, non c’è presentazione del bilancio, non c’è tutta quella burocrazia che rende davvero difficile la Gestione di una partita IVA.

Fattura fisioterapista regime forfettario: il Regime Forfettario è un Regime perenne o ci sono vincoli da rispettare pena all’uscita da esso?

Allora: il Regime Forfettario ha anche dei vincoli da rispettare.

  • Il più grande vincolo è un vincolo legato al fatturato annuale. Dal primo gennaio del 2019 il fatturato possibile nel Regime Forfettario è stato innalzato a €65000 annuali. Fino all’anno scorso, per cui fino al 2018, invece la possibilità di fatturare variava da un limite di 25.000 al limite di 50000 rispetto al tipo di attività da svolgere. Ad esempio i fisioterapisti fino all’anno scorso potevano fatturare nel vecchio Regime Forfettario (chiamiamolo così) fino a €30000 annuali. Da gennaio di quest’anno il limite è stato esteso a €65000. Dunque, chi rientra all’interno di questo fatturato paradossalmente potrà utilizzare il Regime Forfettario per tutta la vita. Questo perché non ha una data di scadenza. L’unica cosa che cambia è che per i primi 5 anni, a coloro che hanno la possibilità di aderire al Regime di startup, è concessa una tassazione del 5% che diventerà poi il 15% dal sesto anno in poi. Questo a prescindere dall’età per cui chiunque, a qualsiasi età, abbia requisiti di startup (adesso eventualmente vi spiegherò di cosa si tratta) potrà rimanere all’interno Regime Forfettario e goderne la tassazione al 5% e poi dal sesto anno in poi 15% fino a che rispetta tutti i limiti del Regime Forfettario stesso (primo fra questi appunto il limite di fatturato, che ad oggi è stato innalzato a €65000 annuali).
  • Fino all’anno scorso vi erano altri vincoli da rispettare, ad esempio l’accesso al Regime Forfettario era vietato a tutti coloro che contemporaneamente erano lavoratori dipendenti e avevano un reddito lordo superiore a €30000. Fino all’anno scorso questi soggetti non potevano aderire al Regime Forfettario. Da quest’anno questo vincolo è stato abolito per cui anche un lavoratore dipendente che ha un reddito lordo superiore a €30000 annuali potrà aderire al Regime Forfettario.
  • Fino all’anno scorso vi erano anche altri limiti di accesso, ad esempio non era consentito aderire al Regime Forfettario a chi sosteneva delle spese per dipendenti o collaboratori superiori a €5000 annuali. Quest’anno questo limite è stato abolito, per cui anche se un Forfettario ha delle spese per collaboratori dipendenti superiori a €5000 potrà continuare a godere di questo Regime.
  • Altro limite abolito rispetto allo scorso anno è il limite sui beni strumentali. Fino all’anno scorso non poteva aderire al Regime Forfettario chi spendeva per beni strumentali più di €15000 ma quest’anno non ci sono più limiti di spesa per cui si potrà aderire ugualmente a questo Regime Forfettario.
  • Un limite è dato però dalla possibilità di possedere una SRL. O meglio, chi possiede quote superiori al 50% di una SRL (e quindi la controlla) e la SRL si occupa della stessa cosa di cui si occupa il professionista con partita IVA Forfettario non potrà aderire al Regime Forfettario. Quindi chi possiede quote di SRL inferiori al 50% potrà ugualmente aderire al Forfettario; chi possiede quote superiori al 50% ma la SRL si occupa di qualcosa di diverso rispetto alla propria partita IVA in Forfettario potrà ugualmente aprire la propria partita IVA in Forfettario; chi invece possiede più di 50 % e la SRL si occupa della stessa cosa della propria ditta individuale non potrà aderire al Regime Forfettario.
  • Non potranno aderire al Regime Forfettario le società, per cui dato che è destinato esclusivamente a ditte individuali una società, un’associazione sportiva, una cooperativa, una impresa familiare non potranno aderire al Regime Forfettario. Sono ammesse soltanto ditte individuali.

Cosa è cambiato quest’anno per opera di questo nuovo governo, anche relativamente al calcolo dei contributi e della tassazione?

Il Regime Forfettario ha introdotto un nuovo metodo di calcolo delle imposte ma soprattutto quelli che sono i costi aziendali scaricabili. È questa la vera grande novità introdotta da questo Regime. Cosa succede? Succede che in qualsiasi Regime fiscale, ad esempio il Regime ordinario o semplificato (ma anche nel vecchio Regime dei minimi) si partiva da quello che era il proprio fatturato, i propri incassi annuali. Da questo incasso annuale venivano sottratte tutte le spese sostenute per la propria attività, che potevano essere “scaricate” al 100% al 50% o in altre percentuali di deduzione. Dopo aver detratto tutte le spese scaricabili si trovava il vero e proprio utile. Da quell’utile si calcolavano sia le tasse sia i propri contributi previdenziali. Nel Regime Forfettario non è così: il Regime Forfettario ha introdotto i cosiddetti coefficienti di redditività. Questi coefficienti vanno a stimare in modo Forfettario (ecco perché si chiama Regime Forfettario) quelli che sono i costi aziendali scaricabili tramite delle percentuali. Nel caso dei fisioterapisti, ad esempio, questa percentuale, questo coefficiente, è pari al 78% del fatturato. Questo significa che se un fisioterapista ad esempio dovesse fatturare €10000, da questi €10000 lo stato ipotizza che soltanto il 78% sia il vero e proprio utile. Dunque la differenza (per cui €2200) rappresentano secondo lo Stato i costi sostenuti dal fisioterapista. Questi €2200 non verranno tassati mentre la restante parte (per cui €7800) rappresenterà il vero e proprio utile. Su questi €7800 andiamo a calcolare sia le tasse per cui il 5% (per i primi 5 anni) o 15% (dal 6° anno in poi), sia i contributi previdenziali. I contributi previdenziali, nel caso di un fisioterapista, sono rappresentati dalla Gestione Separata INPS. La Gestione Separata INPS è un fondo al quale tutti i professionisti… chiamiamoli “senza cassa” versano i propri contributi previdenziali. La Gestione Separata rispetto ad altre gestioni INPS (quali possono essere la Gestione Commercianti o la Gestione Artigiani) ha un vantaggio, che è quello che non ha dei costi fissi annuali. Dunque tutti i contributi vengono calcolati in percentuale sul fatturato. Nello specifico la percentuale della Gestione Separata è pari al 25,72%. Ritornando quindi sul calcolo iniziale, da questo 78% (dunque da questi €7800 ipotetici) calcoliamo sia il 5% di tasse sia il 25,72% di contributi INPS. Dal secondo anno in poi (questo è un un concetto un po’ più tecnico) succede che il calcolo avviene in modo ancora più vantaggioso. Perché, ipotizzando un nuovo fatturato di €10000, si prende in esame di nuovo il 78% (per cui €7800). Da questi €7800, dal secondo anno in poi, sarà possibile detrarre anche i contributi INPS pagati l’anno prima, ipotizziamo €2000. Per cui: €7800 sottraiamo questi €2000, arriviamo dunque alla nuova cifra di €5800; da questa nuova cifra calcoleremo nuovamente il 5% di tasse e il 25,72% di INPS, che a questo punto saranno più bassi perché partono da un imponibile ancora più basso. Dato che sono stati introdotti i costi forfettari cosa succede? Succede che tutti i prodotti o servizi acquistati da un fisioterapista non potranno essere scaricati, per cui l’eventuale affitto di uno studio, l’eventuale acquisto di macchinari ed eventuali spese di trasferta sono tutte spese che non potranno essere scaricate nel Regime Forfettario, proprio perché sono già presenti questi costi forfettari, questo 22% che lo stato ci attribuisce in modo ipotetico, in modo Forfettario. È un vantaggio per tutti coloro che sono fisioterapisti e non hanno delle spese, perché comunque questo 22% viene in ogni caso attribuito, anche in assenza di acquisti; è uno svantaggio per tutti quei professionisti che invece hanno delle spese elevate: ipotizziamo un fisioterapista che incassi €10000 ma ne spenda 5 o 6000 per l’affitto del proprio studio, o per spese di trasferta o per acquisto di macchinari. In questo caso il Regime Forfettario comincia a perdere la sua convenienza perché il fisioterapista non potrà scaricare tutte le spese sostenute. Scaricherà soltanto quel 22% , quei €2200 di spese forfettarie

Nonostante tutto ci sono colleghi che hanno preferito rimanere nel Regime ordinario o semplificato, seppur a tassazione più alta, perché nel Regime Forfettario non si scaricano né le spese legate all’attività né quelle personali.

Sì, appunto, per il concetto che ho espresso adesso ci sono alcuni casi in cui il Regime Forfettario non diventa conveniente. Non diventa conveniente per tutti quei professionisti che hanno tante spese aziendali ma anche per coloro che hanno molte spese personali. Chi ha solo reddito da Regime Forfettario non può scaricare neanche le spese personali: per cui le spese mediche, le spese sanitarie, interessi sul mutuo, spese di istruzione, familiari a carico… Tutte queste spese non sono scaricabili nel Forfettario e c’è anche una logica su questo. La logica è: dato che lo Stato ha già attribuito una tassazione più bassa possibile, che è quella del 5%, impone che su questa tassazione, già bassa di suo, non vengono detratte ulteriori spese. Quindi, chi sceglie il Forfettario lo deve scegliere soltanto se ha dei costi  aziendali limitati ma anche delle spese personali limitate. Chi invece sostiene ad esempio spese di ristrutturazione, spese per familiare a carico, spese sanitarie, spese mediche, spese universitarie o altri tipi di spese scaricabili, donazioni…. non è detto che debba aderire al Regime Forfettario. Per cui, in questo caso va fatta una valutazione ben precisa su quelli che sono gli ipotetici fatturati, su quelli che sono gli ipotetici costi sostenuti nell’anno e tutte le detrazioni possibili, in modo da calcolare in modo scientifico, in modo esatto la validità e la convenienza nell’aderire a questo Regime fiscale, oppure nel rimanere nel Regime ordinario o semplificato.

Posso essere dipendente e allo stesso tempo lavorare con partita IVA in Regime Forfettario? Cosa cambia per quanto riguarda i contributi INPS?

Allora, si. Come accennato prima è possibile essere contemporaneamente sia lavoratore dipendente che titolare di una partita IVA in Regime Forfettario. Come dicevo, fino al 2018 c’erano dei vincoli di reddito per quei lavoratori dipendenti con un reddito lordo superiore a €30000 (non potevano aderire al Regine Forfettario). Da quest’anno questo limite è stato tolto per cui chiunque, con qualsiasi tipo di reddito dipendente, potrà aprire partita IVA nel Regime Forfettario. La tassazione non influirà e i redditi non verranno cumulati fra di loro. Ogni reddito sarà tassato secondo la propria tassazione, per cui un lavoratore dipendente che apre partita IVA nel Forfettario continuerà ad avere la stessa tassazione in busta paga mensile come è sempre stato, e per la sola parte di reddito derivante dal Regime Forfettario sarà tassato secondo le regole Regime Forfettario per cui al 5% nei primi 5 anni, 15% dal sesto anno in poi. Quindi i due redditi non andranno cumulati tra di loro, con il vantaggio che non si genererà uno scaglione IRPEF più alto. Questo non succede nel Regime ordinario o semplificato. Nel Regime ordinario o semplificato, invece, il reddito dipendente viene sommato al reddito da partita IVA, generando quindi una tassazione più alta perché, come accennato prima, la tassazione nel Regime ordinario non è fissa, non è una flat Tax, bensì è una tassazione che va a scaglioni. Ad esempio da 0 a €15000 c’è lo scaglione del 23 %; dai 15000 ai 28000 c’è lo scaglione del 27%, eccetera eccetera fino al 42%… Per cui, sommando i redditi da dipendente  e da ordinario, si arriva a scaglioni di reddito più alti. Cosa cambia nei contributi INPS? Ben poco, nel senso che un lavoratore dipendente che in più apre partita IVA ha una piccola riduzione dei contributi INPS in Gestione Separata. Al posto di avere la percentuale del 25,72% ha una percentuale del 24% per cui è costretto ugualmente a pagarsi i contributi nella Gestione Separata, in una percentuale leggermente più bassa. Questo accade però in tutti i regimi fiscali, anche nel Regime ordinario e semplificato. Soltanto coloro che sono ad esempio commercianti e in più sono lavoratori dipendenti full time possono avere l’esenzione dal pagamento dei contributi INPS partita IVA, in quanto li pagano già da lavoratori dipendenti. Purtroppo in Gestione Separata non funziona così e ugualmente ci sarà da pagare il 24% di contributi nonostante si sia lavoratori dipendenti.

Non so se ne sei al corrente ma recentemente è stato istituito il Maxi Ordine delle figure sanitarie in cui sono confluite tutte le professioni sanitarie. È una sorta di calderone, diciamo, da cui però si potrà uscire se la singola categoria raggiungerà i 50.000 iscritti. I fisioterapisti in questo senso i fisioterapisti sono prossimi a istituire il proprio ordine separato e quindi questo potrà comportare l’istituzione di una propria cassa previdenziale. La domanda è: Cosa cambia Rispetto ad oggi? Si continuerà a pagare la Gestione Separata,  si pagherà solo la cassa o entrambe? Bisognerà pagare un ricongiungimento?

Sì sì sì ho sentito la notizia del Maxi Ordine delle figure sanitarie. Ho seguito anche la situazione dei fisioterapisti perché, tra quelli che sono i miei clienti,  sono tantissimi i fisioterapisti che hanno deciso di farsi seguire da me. Ad oggi però non è possibile versare i propri contributi previdenziali all’ordine dei fisioterapisti. Dunque, ad oggi quello che si può fare è sicuramente l’iscrizione a questo ordine ma i contributi previdenziali vanno versati alla Gestione Separata INPS. Al contrario esempio di altre figure, come quelle degli infermieri che versano i propri contributi e ENPAPI, i fisioterapisti non hanno questa possibilità e dunque versano alla Gestione Separata INPS. Io dal mio punto di vista mi auguro che l’ordine al più presto istituisca una cassa per i versamenti, perché le casse professionali sono di solito sempre più convenienti della Gestione Separata INPS. La differenza qual è? Che di solito le casse hanno un contributo soggettivo e un contributo integrativo. Il contributo soggettivo è un contributo da versare annualmente ai fini previdenziali e questo va a prescindere dal fatturato. Prendiamo sempre l’esempio degli infermieri: versano all’ENPAPI una quota che è di circa 1600€ annuali e poi c’è sempre un contributo integrativo. Il contributo integrativo è pari di solito al 2 o al 4% del proprio fatturato annuale, per cui su €10000 si tratta di circa €400, ma il contributo integrativo in teoria non pesa nulla. Questo perché si addebita al proprio cliente finale. Quindi, al momento dell’emissione della fattura, un professionista può addebitare al proprio cliente finale il 2%, il 4% o il 5% in più, dipende da quanto ammonta la percentuale del contributo integrativo, rispetto ai propri compensi. Per cui, ipotizziamo un fisioterapista che emette una fattura da €100, potrà addebitare il 4% in più (per cui €4) al proprio cliente finale per il pagamento del suo contributo integrativo. Sarà il cliente finale a pagare questi €4 in più (quindi non pagherà più €100 ma pagherà €104) e questi €4 serviranno l’anno successivo al fisioterapista perché dovrà versarli come contributo integrativo al proprio ordine. In questo momento il fisioterapista può ugualmente addebitare in fattura la rivalsa INPS (dunque questo 4%) che non verserà però al proprio ordine bensì lo verserà sempre alla Gestione Separata INPS. In questo caso l’inserimento di questo 4% è facoltativo e comunque può sempre essere rivalso sul proprio cliente finale. Io consiglio a tutti di farlo perché è un proprio diritto quello di poter addebitare una piccola parte dei propri contributi al proprio cliente finale. L’eventuale ricongiungimento a mio avviso si potrà fare ma dovrà essere legiferato, dovranno essere specificate dall’ordine le modalità, i termini e le tempistiche di ricongiungimento dei contributi versati fino a quel momento in Gestione Separata con quelli che poi si verseranno al proprio ordine. Comunque, alla fine sì, io mi auguro che tutto ciò avvenga. Questo perché? È vero che la maggior parte degli ordini ha questa quota fissa annuale per la quale di solito si storce il naso ma di solito hanno tutti una percentuale di contribuzione più bassa. Prendo sempre l’esempio delle ENPAPI: ha questa quota fissa di €1600 ma la percentuale di contribuzione è del 16% contro il 25,72% della gestione INPS, che diventa una mazzata soprattutto se i fatturati salgono sopra i 15-20 €30000. Per cui speriamo che accada.

È vero che nel Regime Forfettario si può anche fare a meno del commercialista?

Allora, si. Nel regime Forfettario si può anche fare a meno di un commercialista. Questo perché l’apertura della partita IVA potrà avvenire anche in modo autonomo. Basterà in questo caso compilare un modello (si chiama il modello aa9/12) che è un modello formato da 4 pagine con tutti i propri dati personali, inserendo la scelta, appunto, del regime fiscale e inserendo il proprio codice ATECO (che non è altro che il codice attività che rappresenta la categoria dei fisioterapisti). In verità c’è anche la possibilità di inserire codici ATECO secondari, per cui sviluppare più attività contemporaneamente con la stessa partita IVA, e quindi l’apertura si potrà effettuare in autonomia. Tra l’altro l’apertura della partita IVA, per tutte le attività professionali, è assolutamente gratuita. Per cui non ci sarà nulla da spendere. Dopodiché, il passaggio successivo è quello di emettere le proprie fatture. Anche in quel caso un fisioterapista può emettere fattura in autonomia. L’importante è che utilizzi dei prospetti fattura corretti, che abbiano all’interno tutte le diciture di legge che specifichino il fatto che il fisioterapista si trova all’interno del Regime Forfettario, e che spieghino il motivo per il quale non c’è IVA e non c’è la ritenuta d’acconto in fattura. Dopodiché, la Gestione della contabilità in effetti è abbastanza semplice. Come dicevo, l’unico obbligo è quello di emissione, numerazione e conservazione delle proprie fatture, sulle quali eventualmente va posta una marca da bollo da €2 per le fatture che superano l’importo di €77,47. Sono quelle casistiche che eventualmente vi posso spiegare singolarmente. E poi, il passaggio più importante è sicuramente la compilazione e l’invio del Modello Unico. Lì, in effetti vedo qualche difficoltà perché mentre coloro che sono lavoratori dipendenti, ed inviano quindi il modello 730, hanno disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi precompilata (accedendo al proprio cassetto fiscale si ritrovano questa dichiarazione redditi precompilata, che devono semplicemente controllare, validare ed inviare) coloro che sono possessori di partita IVA non possono inviare il modello 730 ma devono inviare il modello unico. All’interno di questo Modello Unico devono essere compilati dei quadri, nello specifico il quadro LM per tutti coloro che sono all’interno del Regime Forfettario. E lì e bisogna effettuare i veri e propri calcoli. Veri e propri calcoli che non appariranno mai nella nostra dichiarazione precompilata. Dunque bisogna avere dimestichezza col fisco, dimestichezza col calcolo delle imposte e dei contributi previdenziali e soprattutto col calcolo del saldo e dell’acconto. Questo perché le imposte che vanno versate annualmente sono sempre relative all’anno precedente. Ad esempio quest’anno si invia il modello unico 2019 relativo ai redditi del 2018, dove andranno calcolate sia le tasse che i contributi relativi al 2018. Per cui, per tutti quelli che sono stati gli incassi realizzati dal primo gennaio al 31 dicembre del 2018. In più va calcolato un acconto sul 2019 stesso. Acconto che poi viene diviso in due rate: una rata a giugno (quest’anno poi prorogata al 30 settembre) e una rata il 30 novembre. Per cui, si può fare, si può gestire tutto da soli ma bisogna avere dimestichezza col fisco perché la parte più importante, quella più difficoltosa, quella dove c’è una maggiore percentuale di errore è la compilazione del modello unico. Su quello chi è bravo e chi ha dimestichezza lo può fare da solo, altrimenti bisogna farsi aiutare da un CAF, da un commercialista o da un professionista abilitato.

Non voglio fare promozione ma visto che ti sei reso disponibile a questa intervista vorrei farti una domanda riguardo il tuo lavoro. Nell’era moderna si fa tutto online, ormai ci si può anche laureare online. Quindi si può avere un commercialista online o è sempre meglio un commercialista fisico, diciamo, con cui rapportarsi faccia a faccia?

Si, esatto, è quello che faccio io. Ho sviluppato un servizio di contabilità online specializzato in Regime Forfettario, che ha una una tariffa abbastanza agevole, che è di €39 al mese già comprensivi di IVA, con la quale mi occupo di tutto. Mi occupo dell’apertura della partita IVA, mi occupo della Gestione della contabilità, mi occupo dell’invio della dichiarazione dei redditi (che come già detto è il passaggio più importante) offro tutta la mia assistenza telefonica 365 giorni l’anno tramite il mio numero di telefono personale. Per cui, materialmente cosa faccio? Come primo passo apro la partita IVA dei miei clienti. Dopodiché insegno loro ad emettere le loro fatture. Fornisco dunque ai miei clienti un prospetto in Excel che servirà ad emettere tutte le fatture nel Regime Forfettario. Le prime le compilerò io insieme a loro, spiegando telefonicamente come vanno compilate, fino a quando il professionista non raggiungerà piena autonomia nel farlo. Dopodiché, un passaggio successivo sarà quello di organizzare un briefing mensile con il mio assistito, dove ci sentiremo una volta al mese. Il professionista mi invierà via mail quelle che sono le sue fatture emesse, eventuali acquisti e io porterò tutto in contabilità. E poi una volta l’anno, tra maggio e giugno, invierò la dichiarazione dei redditi. Da lì verrà fuori quello che è il calcolo delle tasse e dei contributi previdenziali e quindi invierò i modelli F24 già precompilati per poter pagare le proprie tasse e i propri contributi. Questa è un po’ la routine che svilupperemo ogni anno, un servizio completamente online dove non è mai necessaria la presenza fisica. Ho una reperibilità massima, sono disponibile telefonicamente sei giorni su sette e almeno 7-8 ore al giorno dal punto di vista telefonico. Sono reperibile anche via mail, via SMS, via WhatsApp, via Skype, una reperibilità massima per tutti quelli che sono i miei clienti che assisto in tutta Italia. Per cui, io fisicamente mi trovo a Palermo, il mio studio si trova a Palermo ma tutti i miei clienti sono sparsi in tutta Italia e sono gestiti completamente online, da remoto.

So che hai anche scritto due libri, che tra l’altro io stesso ho acquistato perché sono molto semplici e chiari, e che trattano proprio di partita IVA e Regime Forfettario. Ce ne vuoi parlare?

Sì. Il 28 dicembre 2018 ho pubblicato il mio secondo libro, si chiama “il Regime Forfettario 2019” che è un manuale incentrato sul Regime Forfettario, soprattutto su tutte le modifiche apportate dalla nuova legge di bilancio, la cosiddetta FLAT TAX voluta da quest’anno, che ha modificato in modo sostanziale il Regime Forfettario con la modifica più importante che è quella di portare il limite di fatturato a €65000 per tutte le attività possibili all’interno del Regime ma anche tante altre variazioni. Per cui questo manuale è specifico per il Regime Forfettario, ne analizzo la convenienza, ne analizzo il calcolo dei contributi, ne analizzo l’emissione delle fatture, la compilazione della dichiarazione… Insomma tutto quello che c’è da sapere per poter gestirsi la propria partita IVA. Nel 2017 invece avevo pubblicato il mio primo volume, si chiama “partita IVA semplice, e anche questo ha avuto molto successo. Entrambi i volumi sono disponibili su Amazon sia in versione cartacea che in versione digitale e sono degli approcci pratici, scritti con termini molto semplici, gli stessi termini che utilizzo negli articoli del blog proprio per spiegare, anche a chi non capisce nulla di fisco, come funziona la gestione della partita IVA e nello specifico come funziona il Regime Forfettario.

Ok Giampiero, io ti ringrazio per la tua disponibilità e chiarezza. Lasciamo comunque tutti i link in descrizione all’episodio, in caso qualcuno di ascoltatori volesse farti domande specifiche o avere informazioni riguardo il tuo lavoro. Un saluto e alla prossima.

Ok Alessandro, io ringrazio te per l’intervista, ringrazio te per l’ospitalità. L’ultima cosa che volevo aggiungere è che chiunque dovesse averne bisogno, io all’interno del del mio sito, del mio blog offro delle consulenze gratuite. A tutti coloro che hanno dei dubbi sul Forfettario o sulla partita IVA in generale, o dei dubbi fiscali, dò la possibilità di avere con me una consulenza gratuita. In questo caso basterà andare sul mio sito www.Regime-forfettario.it. C’è un form di contatto che basterà compilare con i propri dati e il proprio numero telefonico. Richiamerò io stesso tutti coloro che richiederanno una consulenza gratuita entro 24/48 ore. Vi chiamerò telefonicamente io stesso e cercherò di chiarire tutti i dubbi possibili. Grazie ancora, buona giornata e a presto.

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