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Il test di McMurray rappresenta una risorsa di grande utilità per svelare la presenza di problemi del menisco. In qualità di operatore dovresti poterlo conoscere a fondo, dalle sue caratteristiche al modo in cui eseguirlo.

Ecco perché abbiamo messo a punto questa piccola guida che ha lo scopo di aiutarti nell’individuare in tempi rapidi se il paziente che si presenta nel tuo studio necessiti di essere sottoposto a tale diagnosi.

L’acquisizione di competenze adeguate e approfondite, farà di te un vero professionista esperto del settore, e ti porrà alla luce dei tuoi pazienti come un punto di riferimento importante per tutte le problematiche afferenti.

Farti riconoscere come specialista del settore, accresce il tuo appagamento in termini di risultati economici, di soddisfazione sul piano personale e professionale e di risultati in termini di benessere per il paziente.

Prosegui dunque nella lettura, per conoscere di più riguardo al test McMurray ginocchio e ai tempi, modi e risultati della sua applicazione.

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Test di McMurray e le ragioni per ricorrervi per una diagnosi tempestiva

Il test McMurray è un esame per il quale si fa quasi in automatico l’associazione con il menisco. Infatti la sua efficacia consiste proprio nel poter individuare alcuni problemi a cui il menisco è spesso soggetto.

Un paziente che lamenti dolore nell’area meniscale, specialmente nel compiere gesti come la rotazione o la torsione, dovrebbe essere sottoposto in tempi più brevi possibili al McMurray test.

È uno di quei casi in cui avere un certo tempismo, permette all’operatore di individuare rapidamente eventuali lesioni e intervenire con un piano adeguato di trattamento, aiutando così il paziente a un più veloce recupero.

Per sintetizzare, dunque, il test McMurray menisco ti aiuta a rilevare se il menisco del tuo paziente abbia problemi come:

  • Lesioni
  • Strappi
  • Ecc.

Con questo esame la valutazione efficace del menisco si traduce in tempi accettabili di guarigione e in recupero del benessere del paziente.

Intervenire velocemente con l’esecuzione del test, permette al paziente di non assistere a una degenerazione delle sue condizioni e per questo motivo è richiesta, da parte tua, la massima professionalità nel sapere quando e come intervenire.

A quali problematiche va in contro il menisco e quali sono i fattori scatenanti

Data la sua funzione, il ginocchio è una parte del corpo molto complessa e all’interno della quale si mettono in moto in contemporanea meccanismi differenti, per azionare i movimenti. I principali fattori scatenanti che inducono problemi al ginocchio, possono essere di natura:

  • Traumatica
  • Degenerativa
  • Artrosica
  • Genetica

Nella maggior parte dei casi, a generare patologie al ginocchio sono eventi di natura degenerativa o traumatica che, spesso, coincidono con lo svolgimento di attività sportive importanti e impegnative e che sollecitano in modo particolare il ginocchio.

Talvolta, invece, sono squilibri muscolari a scatenare debolezze o patologie degenerative al ginocchio, come nel caso di condizioni artrosiche.

Quando si tratta di eventi traumatici, spesso a pagare le conseguenze sono i legamenti crociati e i menischi. Molte volte si riscontrano nei pazienti che svolgono attività fisiche nel corso delle quali si sottopone il ginocchio a movimenti improvvisi e bruschi (è, per esempio, il caso di chi svolge giochi di squadra come il rugby o il calcio).

Intervenire entro tempi rapidi è un aspetto da non prendere sotto gamba, poiché la tempestività di una diagnosi corretta permette di velocizzare il processo di trattamento e cura del paziente.

Le aree del ginocchio con disfunzioni che possono essere diagnosticate tramite test di McMurray

Come appena accennato, sono principalmente due le zone interessate da disfunzioni al ginocchio, e si tratta di menischi e legamenti crociati.

Il ginocchio è formato da 2 menischi: il laterale e il mediale e la loro funzione è quella di ammortizzare i movimenti, per proteggere le ossa, collegate all’articolazione del ginocchio.

Il legamento mediale è quello che ha minore mobilità e pertanto è più sollecitato ed esposto a eventi traumatici. Eventi improvvisi traumatici, infatti, non permettono al menisco mediale di reagire in tempi rapidi quando viene eseguito un brusco movimento.

I legamenti crociati sono due, l’anteriore e il posteriore. Il primo funge da regolatore della tibia evitando che si sporga troppo in avanti rispetto al femore. Il posteriore, invece, ha la funzione opposta. Tra i due, quello anteriore è il maggiormente esposto a traumi in quanto i carichi maggiori sollecitano il ginocchio nei movimenti verso il davanti.

Un paziente con dolore localizzato nella zona del ginocchio dovrebbe far pensare in breve tempo all’esecuzione del test McMurray.

Come si svolge il test di McMurray: tecniche di esecuzione

Il test di McMurray è sicuramente tra i più attendibili ed efficaci per evidenziare eventuali problemi al menisco o ai legamenti.

Lo svolgimento del test in sé non è particolarmente complesso, tuttavia richiede abilità ed esperienza, affinchè le manovre siano svolte con competenza e non rischino di compromettere lo stato già precario del paziente.

Per svolgerlo si chiede al paziente di assumere la posizione supina, mentre gli si tiene fermo il tallone con la mano. L’altra mano serve per sostenere la parte inferiore del ginocchio in estensione. A questo punto si esegue un gesto di rotazione della tibia verso l’esterno e poi verso l’interno.

Se nel corso della flessione il paziente dichiara di avvertire dolore, molto verosimilmente si è difronte a una lesione dei corni posteriori del menisco.

I corni meniscali posteriori scivolano verso il retro quando il ginocchio è in flessione e sono sottoposti a una compressione nella regione tra la tibia e i condili femorali.

Se invece il dolore si avverte nel corso della estensione forzata, molto probabilmente la lesione riguarda i corni anteriori del menisco.

Se invece il dolore viene avvertito al raggiungimento di una flessione di 90° gradi, allora si parla di test McMurray positivo perché ci si trova di fronte a un caso di lesione del menisco.

È sempre meglio evitare di eseguire il test se il paziente ha una lesione del legamento laterale o quando il paziente sia in fase acuta di dolore. Procedere al test nonostante queste due condizioni potrebbe conseguire risultati falsati del test stesso oltre che un aggravamento della condizione clinica del paziente.

Quali altri test possono rilevare problemi al menisco e ai legamenti

Si è detto che il test di McMurray è un segno efficace ma non l’unico che da operatore potrai eseguire. Altri, infatti, possono essere alla stessa stregua validi e svolti in base al tuo giudizio, stabilito di paziente in paziente.

Tra i principali e più comuni vi sono:

  • Test di Apley: affidabile quanto il test di McMurray, viene svolto quando si sospetta una lesione del menisco. La posizione del paziente in questo caso è prona, con il ginocchio in flessione a 60° gradi e fermo, la coscia immobilizzata. Al paziente viene quindi compressa l’articolazione per poi fargli ruotare la tibia verso l’interno e poi verso l’esterno. Se il menisco interno è lesionato, il paziente prova dolore durante tale rotazione.
  • Test di Lachman: è il test tra i più idonei, quando si vuole scoprire se via siano lesioni al legamento crociato anteriore. Anche in questo caso il paziente viene posto supino con il ginocchio in flessione di circa 20° gradi. Tenendo ferma la parte distale del femore, si effettua una trazione in avanti della tibia. Se non ci percepisce il blocco del movimento (che sarebbe una condizione normale), molto probabilmente si è di fronte a un caso di legamento lesionato.
  • Test di Jerk: viene eseguito quando si sospetta una disfunzione del legamento crociato anteriore. Per svolgerlo si solleva l’arto del paziente e gli si fa eseguire una intrarotazione tenendo la mano sul collo del piede del paziente. Il ginocchio viene quindi messo in flessione ed estensione con piccoli movimenti. Se si avverte uno scatto, il test è positivo.
  • Test del cassetto anteriore: si esegue per verificare lesioni al crociato anteriore
  • Test del cassetto posteriore: si esegue per verificare una lesione del crociato posteriore

Conclusioni

Stai pensando di specializzarti come operatore? Allora non puoi prescindere dalla conoscenza del test di McMurray che ti aiuta a scoprire se vi siano lesioni meniscali, in base al dolore descritto dal paziente che si rivolge al tuo intervento.

Una accurata esecuzione del test e un piano di trattamento adeguato, possono metterti in condizione di poter aiutare il recupero del paziente in tempi ragionevoli e, nella maggior parte dei casi, evitargli l’intervento chirurgico.

Il menisco può essere soggetto a lesioni a causa di traumi, degenerazioni, eventi artrosici o di natura genetica. A subirne le conseguenze possono essere i legamenti crociati e i menischi.

Con lo svolgimento del test di McMurray puoi risalire all’eventuale lesione in maniera semplice, con il paziente in posizione supina, tenendogli fermo il tallone. Il ginocchio viene quindi messo in estensione, per procedere con la rotazione della tibia sia verso l’interno che verso l’esterno.

Se il paziente denuncia dolore, allora è molto probabile una lesione. È a questo punto che entrano in gioco competenza, professionalità e affidabilità di un operatore che sia preparato e in grado di far fronte a soluzioni che spesso – se approntate in tempi adeguati – possono evitare al paziente stesso il ricorso a cure più invasive.

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